19.

Se vuoi un futuro non puoi guardare al passato.

Il potere ha un prezzo e quel prezzo deve essere pagato, in un modo o nell’altro.

Siamo pronti a colpire ma non ad incassare.

Non diventare un uomo confinato ai margini.

Libertà fa rima con responsabilità.

E’ buona norma

E’ buona norma che, per essere efficiente nel fare una scelta, bisogna avere la mente sgombra: se lasci entrare emozioni non risolte nel processo decisionale finirai per complicarti la vita.

Luigi Lavorgna

“Il nostro romanzo”

Un giorno amore scriveremo un bel romanzo

senza una nuvola come un cielo d’estate

afferreremo il vento della felicità

incatenandolo al nostro amore per sempre

e, per unico emblema avremo sul velo dei sogni

il nostro primo ti amo

dolce, dolce come una musica

no, non ci sarà un’ombra

nel mondo del nostro romanzo

Un giorno amore apriremo quel romanzo

con mani tremanti ai suoi più bei passaggi

e soffieremo sulla polvere degli anni

e leggeremo con la gioia nell’anima

allora come ai tempi dei nostri vent’anni

scriveremo la nostra più bella pagina

dipendenza affettiva psicologia relazioni

Così cantava – era il 1967 – il cantante belga di origine italiana Salvatore Adamo, all’apice della sua popolarità. Il nostro romanzo era una struggente melodia che Adamo cantava con passione e un velo di malinconia che traspariva dalla voce. Qualche giorno fa, girovagando su YouTube per fare una “rimpatriata” alla ricerca di canzoni degli anni sessanta – la colonna sonora che ha accompagnato la mia gioventù – quali Io mi fermo qui di Donatello, L’immensità di Dorelli, Canzone di Don Backy, le canzoni dei Pooh, ecc., riascolto più volte la citata canzone di Adamo. Istantaneamente, fa capolino la nostalgia e poi la malinconia…

È più forte di me, una, due tre… basta qualche secondo e mi perdo dietro i ricordi dei miei diciassette anni. Nello specifico, rivedo, come in un film, l’immagine della sera in cui partecipai ad una festa da ballo, di quelle che si organizzavano in famiglia per un’occasione particolare come un compleanno ed ebbi modo di ballare un “lento” con una mia coetanea di cui ero segretamente innamorato. Lei non era a conoscenza del mio sentimento perché, essendo timido, nonostante mi accorgessi che fin dalle elementari anche lei nutriva del “tenero” per me, mai avevo trovato il coraggio di parteciparle i miei sentimenti.

Quella sera, alquanto impacciato e con il viso color porpora, la invito a ballare. Essendo un ballo che favorisce il contatto fisico ho modo di sentire la dolce pressione del suo seno sul mio petto, la sua coscia contro la mia, guancia a guancia… un profumo dolce e struggente che penetra nelle mie nari, il cuore che batte all’impazzata, la fantasia che comincia a galoppare… Manco a dirlo, nel mentre la voce di Adamo accompagnata da dolcissime note, racconta il suo romanzo d’amore, io tocco il cielo con un dito. Purtroppo il ballo termina…

Da allora tantissime cose sono cambiate. Le circostanze della vita ci hanno allontanato e ognuno ha preso la sua strada. Rimane solo il ricordo di un qualcosa che avrebbe potuto essere e che non è stato. Una furtiva lacrima, forse di rimpianto per un amore che non è sbocciato o forse per il tempo che è passato, fa capolino. L’asciugo con il dorso della mano e cerco di pensare ad altro. Dopotutto, la vita ha le sue esigenze!

Luigi Lavorgna

“Sei una troia”

Qualche giorno fa, erano le otto e venti del mattino, nel mentre facevo la fila davanti all’ingresso della banca aspettando che aprisse i battenti, sopraggiungono tre ragazzine, che, passeggiando, discutono di una festa a cui hanno partecipato la sera prima. Una fa notare all’amica che in quell’occasione ha bevuto troppo alcool. L’amica, risentita, ribatte che lei se lo può permettere perché, al contrario suo, l’alcool lo regge. <<Sei una troia>> ribatte indispettita l’altra.

Confesso di essere rimasto basito. Per uno di settant’anni, cresciuto in un contesto meno permissivo, dove l’educazione ricevuta proponeva valori quali il rispetto per la persona e le cose, l’onestà e la solidarietà, questo siparietto è risultato indigesto. Ricordo che all’epoca, tra l’altro, dovevamo misurare anche le parole.

Lungi da me fare del moralismo spicciolo o indossare i panni del bigotto, però mi sia consentito di esprimere il mio rincrescimento per quella che, soprattutto dal punto di vista del linguaggio, considero un’involuzione.

Luigi Lavorgna

La libertà di essere

<<Quanto siamo disposti a rischiare per difendere quello in cui crediamo?>> è la domanda che sorge spontanea dopo aver visto il film di produzione USA, 2016, “God’s not dead 2”. Il film in questione, ispirato a un procedimento legale realmente accaduto, affronta il tema della tutela del diritto alla libertà di espressione e di opinione di ogni persona. Sono molti gli interrogativi che, dopo aver visto il film, sollecitano una riflessione circa i grandi valori della vita. Il film racconta la vicenda di Grace Wesley, una prof di liceo accusata di aver fatto proselitismo in classe, rispondendo alla domanda di una studentessa sulla figura storica di Cristo.

L’accusa, rappresentata da uno dei più prestigiosi avvocati americani, strumentalizzando la vicenda, si adopera per sfruttare questo accadimento per creare un precedente finalizzato a vietare ogni argomentazione di fede nei luoghi pubblici.

L’imputata viene difesa da Tom Elder, un giovane avvocato di ufficio, senza esperienza ma dotato di grande determinazione.

Il rischio per la Wesley è grande ma, nonostante la più che fondata possibilità di perdere il lavoro e tutti i suoi beni, rifiuta di chiedere scusa e accetta di sottoporsi al giudizio della Corte.

pexels-photo-3968443.jpeg
Photo by Anna Kanifatova on Pexels.com

Il dilemma di Grace è: <<Devo scegliere se essere a fianco di Dio ed essere giudicata dal mondo o stare con il mondo ed essere giudicata da Dio?>> In realtà si tratta di scegliere se essere liberi oppure no. Nonostante la consapevolezza che per essere liberi bisogna lottare contro pregiudizi, interessi privati, stereotipi, ecc., il dubbio non la sfiora neanche per un istante. <<Io voglio essere libera di dire il nome Gesù>> risponde con sicurezza al suo avvocato che le consiglia di scusarsi e ritornare al lavoro.

Il film coinvolge lo spettatore dall’inizio alla fine; il colpo di scena finale poi, secondo la migliore tradizione di Hollywood, è un colpo da maestro. Prima di passare alla riflessione, credo che valga la pena di proporre la trascrizione integrale dell’arringa finale dell’avv. della difesa Tom Elder.

God2-Sistine_Chapel.png

L’avv. Elder chiede di chiamare come testimone la stessa imputata. Quest’ultima, nonostante la sua riluttanza è obbligata dal presidente a sedere sul banco dei testimoni. Ottenuto il permesso di trattarla come testimone ostile, il difensore inizia l’interrogatorio.

<<Grace, vorrei che facessi qualcosa per me, qualcosa per tutti in quest’aula. Vorrei che tu ti scusassi. Voglio che tu dica che ti dispiace e che hai fatto un errore.>>

Grace è incredula…

<<No. Non posso.>>

<<Perché? Perché non puoi farlo, Grace?>>

<<Perché non credo di aver fatto niente di male.>>

<<Come tuo avvocato ti consiglio di farlo comunque. Almeno di far finta che ti dispiaccia e chiedere pietà alla Corte.>>

<<Questa sarebbe una bugia.>>

<<E allora?! Tutti mentono.>>

<<Non tutti.>>

<<Stai cercando di diventare una martire?… Allora che cos’è che vuoi Grace? Dimmelo! Diccelo!>>

<<Voglio… io voglio poter dire la verità.>>

<<La verità?! La verità di chi? E a quale verità ti stai riferendo? Grace, c’è qualche verità che conosci e che nessun altro conosce? Ah, ma certo… l’altra sera non mi hai forse detto che Gesù ti ha parlato personalmente?!>>

<<Perché lo stai facendo?>>

<<Sono io che faccio le domande miss Wesley. Mi hai o non mi hai detto che Gesù ti ha parlato personalmente?>>

<<Sì>> risponde lei con un fil di voce.

<<E cosa ha detto?… te la renderò più semplice…  non mi hai detto che ti ha fatto una domanda?!>>

<<Era personale… tu non hai il diritto…>>

<<Non m’importa! L’altra sera mi hai detto che Gesù ti ha chiesto qualcosa… che cosa ti ha chiesto Wesley? Dillo a tutti noi! Penso che meritiamo di sapere.>>

<<Perché mi stai facendo questo?>>

<<Rispondi alla domanda!>>

<<Non mi crederanno…>>

<<Non importa… tutto quello che importa è che tu ci creda. Diccelo Grace! Sotto pena di falsa testimonianza, qual era la domanda che Dio ti ha presentato personalmente quella notte al Campus?!>>

Lei piange e lui l’incalza.

<<Rispondi alla domanda! Rispondi alla domanda!!>>

<<Mi ha chiesto: “Chi dici che Io sia?”>>

<<E cos’hai risposto?>>

<<Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.>>

<<Beh, ecco qua… Vostro Onore penso che abbiamo sentito abbastanza.>>

Il giudice chiede a Tom se ha intenzione di cambiare la dichiarazione della sua cliente.

<<No, Vostro Onore. Credo che non abbia commesso alcun reato, ma chiederò alla giuria di giudicarla colpevole in ogni caso… insomma, ammettiamolo, lei ha avuto l’audacia di credere non solo che ci sia un Dio, ma che lei abbia una relazione personale con Lui che colora ogni cosa che lei dice e che fa… dobbiamo smettere di far finta che possiamo fidarci, che una persona come lei presti servizio in una funzione pubblica. Nel nome della tolleranza e della diversità dico di distruggerla…>>

<<Basta così!>> lo interrompe il giudice.

Ma Tom imperterrito prosegue.

<<Poi andremo ai nostri sepolcri contenti, sapendo che abbiamo massacrato l’ultima scintilla di fede mai esibita nella pubblica piazza…>>

<<È abbastanza, Mr Endler!>

<<Dico di fare di lei un esempio…>>

<<Mister Endler, è abbastanza!>>

<<Stabiliamo un nuovo precedente: l’impiego da parte del nostro Governo Federale pone come obbligo la dichiarazione di ogni sistema di credo…>>

<<Mr Endler, questo è troppo, la smetta!>>

<<E chi si infiltra nelle fessure e nasconde il suo credo, deve essere arrestato e mutilato… e se non pagano allora confischiamo le loro case… e se resistono… beh, non ci prediamo in giro… la pena di morte è prevista in questo paese.>>

<<Mr Endler – interviene il giudice – lei si comporta in modo inaccettabile… l’accuso di oltraggio alla Corte!>>

<<Accetto l’accusa, perché provo soltanto disprezzo per questi procedimenti… se insisteremo che il diritto di un cristiano di credere è subordinato a tutti gli altri diritti, allora non è un diritto… qualcuno si sentirà sempre offeso… duemila anni di storia umana lo provano… quindi dico di continuare… citate la legge, date incarico alla Giuria… fateli deliberare!>>

<<Così sia – grida il Presidente scattando in piedi e battello il martello – ora eviteremo i soliti argomenti di chiusura a meno che l’accusa abbia bisogno di rivolgersi ulteriormente alla giuria – visto che la controparte non ha null’altro da aggiungere, conclude rivolgendosi alla giuria – Le mie disposizioni per voi sono semplici… difendete la Legge, senza compromettere ingiustamente la vostra decisione e senza che questa rischi di essere riformata in Appello. Credo di poter dire con sicurezza che l’avvocato della convenuta vi ha sfidato a dichiarare colpevole la sua cliente… la Giuria sarà ora congedata per deliberare, la Corte si aggiorna.>>

Quando la giuria rientra in aula per la sentenza, in un silenzio assoluto, tra lo stupore generale, si esprime a favore di Grace Wesley. L’aula diventa una bolgia: baci e abbracci tra i sostenitori dell’accusata e delusione sui volti di coloro che tifavano per la condanna. L’avv. Dell’accusa, tronfio e intimidatorio per tutte le sedute del processo, mestamente si avvia all’uscita. L’avv. Elder, invece, che dopo l’interrogatorio era stato ignorato da Wesley, alza il pugno in segno di vittoria e poggia la mano sulla spalla di lei che è in uno stato di “trance”.

Svuotatasi quasi del tutto l’aula, Tom si rivolge a Grace e le dice: <<Mi dispiace, non potevo dirtelo, doveva essere una sorpresa o la giuria non sarebbe stata influenzata dalle tue reazioni.>>

<<Allora, ce l’avevi un piano.>>

<<No, ma tu sì. Ti sei battuta per quello in cui credi, e ti sei aggrappata alla fede… non conosco nessuno che lo avrebbe fatto… speravano di fare di te una vittima… invece sei diventata un’ispirazione.>>

Lei lo attira a sé e dice: <<Ehi, ti ringrazio>>. Poi l’abbraccio.

Featured Image -- 2698

Che dire? Gli spunti di riflessione e discussione sono tantissimi. Ad ogni modo, voglio precisare che a prescindere dal fatto che l’oggetto del contendere, in questo film, è la fede religiosa. credo comunque che il discorso possa essere allargato a tutti gli ambiti della sfera privata e sociale dell’essere umano. Che lezione ci ha dato Grace Wesley!

Come dicevo, gli spunti sono tantissimi, a caldo, ve ne propongo qualcuno.

Prima riflessione (ovvia, ma non troppo), la libertà.

La libertà è un bene prezioso che va conquistato e poi difeso. Troppe gabbie sono in agguato nella società odierna, ideali per conferirci lo status di schiavi, con tanti saluti ai più elementari diritti umani e alla libertà di espressione ed opinioni. È un paradosso: Nell’epoca dell’informazione globale e iper-informatizzata, con la possibilità di avere, con un click, tutto lo scibile umano a portata di dito, con la possibilità offerta ad ognuno di utilizzare i social per dire tutte le “cavolate” possibili, sembra anacronistico fare un discorso del genere. Eppure, se ci soffermiamo un poco ad analizzare lo stato delle cose converremo che siamo stati fagocitati da un sistema talmente invasivo da rendere quasi nulla ogni libertà di scelta. Si pensi alla moda, alle molteplici culture che ghettizzano gruppi giovanili e non, ai rituali tribali, all’omologazione di massa. Il grande inganno è che siamo noi stessi ad infilarci nella gabbia e buttiamo via la chiave. Quella di Grace è una lotta contro tutti e contro tutto finalizzata a conquistare il diritto, che le si vuole negare, di esprimere liberamente il suo pensiero.

Seconda riflessione, la forza della fede.

Avere fede, vuol dire credere fermamente in qualcosa o in qualcuno. La fede conferisce un potere e una forza straordinari, potenzia la fiducia in se stessi; la fede è pace, gioia, ragione di vita, miracolo. La fede non accetta compromessi, fortifica le nostre convinzioni, ci rende consapevoli di essere nel giusto.

Terza riflessione, non tutti mentono.

La menzogna è un’alterazione o falsificazione della verità, verbale o scritta. In pratica, è affermare il contrario di quello che si sa, si crede vero o di ciò che si pensa. In una società in cui salire a volo sul carro del vincitore sembra ormai una prassi consolidata, Grace avrebbe potuto, ricorrendo ad una menzogna, evitare uno stillicidio che probabilmente avrebbe messo a tappeto chiunque, e ha messo in gioco la sua dignità, il suo futuro, la sua famiglia, pur di non rinunciare al sacrosanto diritto di ogni essere umano di godere della libertà di espressione e di opinione. Per fortuna, come lei stessa dice, “non tutti mentono”.

Quarta riflessione, gestione della paura.

La paura di perdere tutto è un deterrente ad altissimo impatto. La paura, ovvero, come recita il dizionario la “sensazione di forte preoccupazione, di insicurezza, di angoscia, che si avverte in presenza o al pensiero di pericoli reali o immaginari” è un’emozione ambivalente che deve essere assolutamente gestita in quanto ci segnala eventuali pericoli, ma nello stesso tempo può diventare un grosso problema qualora diventi irrazionale. Nel secondo caso, se non si riesce a gestirla ha un effetto paralizzante.

Quinta riflessione, è un invito ad abbandonare i panni della vittima e a lottare per difendere i propri diritti.

Nulla ci viene regalato, ogni cosa va guadagnata combattendo quotidianamente, lottando contro i soprusi, i pregiudizi, la malafede.

Luigi Lavorgna.

Le nostre battaglie

Combattiamo ogni giorno le nostre battaglie con la consapevolezza che alcune le vinceremo e altre le perderemo, l’importante è dare tutto, senza riserve e con la certezza che i nostri sacrifici saranno comunque premiati.

15.

A volte bisogna usare il bastone, a volte la carota.

In un bosco, a volte, per spegnere un fuoco grande è necessario appiccare un fuoco di fuga.

Un buon soldato non abbandona il campo di battaglia, resta fino all’ultimo proiettile.

Non si può vivere nella paura, non è vita.

Non c’è vittoria senza sacrificio.

I leader non nascono, si forgiano.