Il nostro giudizio

Il nostro giudizio dipende dalla prospettiva dalla quale si guardano le cose. Prendiamo la neve, ad esempio. Quando si è bambini e la coltre bianca copre ogni cosa, l’allegria si impadronisce di noi. Ci rincorriamo con i nostri compagni ebbri di felicità, ci tiriamo palle di neve ingaggiando vere e proprie battaglie, facciamo il pupazzo di neve, ecc. Quando poi giunge la vecchiaia, cambiata la prospettiva cambia il giudizio. Ci si dimentica del lato ludico e il pensiero corre su di un altro binario. Si ha paura di rimanere isolati, che possano mancare l’acqua e la corrente, che ci si possa sentire male e l’ambulanza non può raggiungerci, che si possa rimanere senza scorte di viveri ed altre amenità del genere.

I ritardi si pagano

“I ritardi si pagano, la vita non usa clemenza per gli appuntamenti mancati. Oggi siamo quello che siamo, perché ieri siamo stati quello che siamo stati.”

[Roberto Gervaso]

Una cura fatta di Parole

Un articolo che secondo il mio parere coglie la vera essenza dell’attività di psicologo,

A piedi nudi nella Psiche

psicoterapia una cura fatta di parole

Trovare le parole è magnifico. Trovare la parola giusta è così importante. Le parole sono come cuscini: quando sono disposte nel modo giusto alleviano il dolore. James Hillman

La psicoterapia è una cura fatta di parole: due persone si incontrano regolarmente, e parlano. Ma il tessuto di cui è fatto questo dialogo è molto complesso, si mettono in moto processi profondi, sia consci che inconsci, legati allo specifico modo di stare in seduta di “quel paziente con quel terapeuta”.

“Con le parole un uomo può rendere felice l’altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli allievi, con le parole l’oratore trascina con sé l’uditorio e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo comune con il quale gli uomini si influenzano tra loro. Non sottovaluteremo quindi l’uso delle parole nella psicoterapia” (S. Freud).

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“Veni, vidi, vici”

Certo, sarebbe meraviglioso poter dire come Giulio Cesare, sempre all’incirca duemila anni fa: “Veni, vidi, vici” (venni, vidi, vinsi). Sono tre parole semplici, chiare e incisive, che il condottiero romano pronunciò per annunciare a Roma la rapida e straordinaria vittoria ottenuta dal suo esercito ai danni del Re del Ponto. È una locuzione che rende appieno l’idea di un’impresa coronata da un rapido e completo successo. Il che, in definitiva, è quello che sogna ognuno di noi.

La saggezza

“La saggezza non si riceve, bisogna scoprirla da sé dopo un percorso che nessuno può fare per noi, né può risparmiarci, perché è un modo di vedere le cose.”

[Marcel Proust]

In ogni lettura …

“In ogni lettura abbiamo dunque due memorie, due fantasmi, due storie che si intersecano: quella del lettore e quella dello scrittore. Più precisamente, ogni lettore mentre legge il libro viene letto dal libro, diventa un libro per il libro. Nell’incontro con un libro che diviene indimenticabile, la prima lingua del soggetto (la sua lingua) è toccata, riavviata, sollecitata a riemergere. Noi, in fondo, non siamo che questo: frammenti di memoria, immagini, affetti, tracce accavallate, stratificate del nostro passato, presenza sempre attraversata da assenze: le bocche di leone arrampicate sui muri di pietra bagnati dalla pioggia d’estate, le nebbie spesse che impediscono di vedere l’altro lato della strada, il profumo della polenta d’inverno, le parole in friulano di mia madre che conversava con i nostri parenti, Il mistero della sua bellezza, la ghiaia del piccolo giardino della casa di campagna, le pesche bianche nelle casse di legno, il profumo delle sue piccole mani nelle mie, il dialetto milanese dei miei avi, l’incenso nella chiesa del mio paese, la mano di Gesù sulla mia testa.

Ciascuno legge il libro con la propria la lingua. Ciascuno trova nel libro pezzi di se stesso che aveva dimenticato o che ancora non conosceva. In questo senso nella seconda parte di questo libro il lettore ritroverà le tracce essenziali della mia biografia umana e intellettuale attraverso la rilettura di nove libri dai quali mi sono sentito davvero letto sin nelle viscere. Una vita in fondo è fatta dai libri che l’hanno letta; raccontare i libri che abbiamo amato significa raccontare la nostra vita. Perché una vita è i suoi libri”.

Massimo Recalcati, “A libro aperto. La vita è i suoi libri”, Milano, Feltrinelli, 2018, pp.18-19

Non rimpiango …

Non rimpiango il tempo dedicato ai miei studenti, in particolare ai cosiddetti “problematici”, non perché fosse il mio lavoro, ma perché ho avuto il privilegio di contribuire a formare il bagaglio culturale di tantissimi giovani. Ho dato molto e ho ricevuto altrettanto. Ho insegnato ed ho imparato. Ho visto ragazzi che promettevano bene, ma si sono persi per strada, e altri sui quali non avrei scommesso mezzo penny che hanno realizzato cose egregie.

Ma la lezione più bella che ho imparato in trentaquattro anni di docenza è che gli studenti, nonostante le fragilità e le insicurezze tipiche della loro età, sono esseri umani e non soltanto numeri per le statistiche e se vengono considerati tali, se si sentono apprezzati, coinvolti si riesce a tirare fuori il meglio da ognuno.

Ovvio che si se predica bene e si razzola male, i conti non tornano. Se si vuole rispetto bisogna dare rispetto.

Luigi Lavorgna

A’ troppà confidénz è padròn ra’ malà creànz

Letteralmente, la troppa confidenza è padrona della mala creanza. In altre parole, concedere troppa confidenza alle persone ci espone al pericolo che qualcuno colga l’occasione per prendersi delle licenze non gradite. L’invito pertanto è quello di prestare la massima attenzione alle persone che si frequentano.