<<Ciao nonno… bella giornata.>>

<<Bellissima.>>

<<Mi fa piacere che ogni tanto ci troviamo d’accordo.>>

<<Cosa molto rara, ma cosa vuoi? Non si può avere tutto dalla vita!>>

<<Me ne sono accorto. Qual è l’argomento di cui ci occupiamo quest’oggi?>>

<<Oggi parleremo di ellenismo.>>

<<E vai…>>

L’età ellenistica

<<L’età ellenistica, caratterizzata dalla diffusione pressoché universale della cultura greca, prende l’avvio con la morte di Alessandro Magno (323 a.C.). Sostanzialmente, in questo periodo che durò all’incirca trecento anni, si registra una trasformazione profonda sul piano economico, politico e culturale.

<<Nel 146 a. C. le cose cambiarono radicalmente: con la distruzione di Corinto, Roma conquista la Grecia e domina militarmente e politicamente tutta l’area mediterranea. Soggiogando tutti i regni ellenistici, Roma impose la propria cultura e la propria lingua dalla Spagna fino all’Asia.>>

<<Esattamente. Prima dell’avvento dell’ellenismo, greci, romani, egiziani, babilonesi, ecc. avevano quella che possiamo considerare una “religione di Stato” e ogni popolo adorava le proprie divinità. Ma poi, mano a mano che confini e linee di demarcazione venivano cancellati, le culture si fusero in un enorme calderone contenente religioni e filosofie di ogni tipo e molti furono colti da un senso di insicurezza e di perplessità sul modo di affrontare la vita. Tutte le religioni che si diffusero in quel periodo erano finalizzate a liberare l’uomo dall’angoscia della morte con la speranza di ottenere l’immortalità dell’anima e di raggiungere la vita eterna. Persino la filosofia divenne una forma di salvezza e di consolazione…>>

<<L’uomo greco perde così il suo senso di appartenenza alla vita pubblica e, di fronte ad una dimensione culturale sempre più instabile, diventa un individuo che si ripiega in se stesso alla ricerca di una felicità che non fosse minacciata da ingerenze esterne.>>

<<Atene comunque conserva il suo ruolo di capitale della filosofia e si cerca di dare una risposta elaborando speculazioni di carattere pratico, allontanandosi dalla grande tradizione metafisica dell’età classica che era ritenuta troppo lontana dalla vita quotidiana.>>

<<Ci si chiedeva in che cosa consistesse la vera felicità e in quale modo fosse possibile raggiungerla.>>

<<Esatto. Ad ogni modo va sottolineato che i successori di Platone e Aristotele non furono all’altezza dei maestri. È vero che proseguirono sulle linee tracciate dai fondatori, ma è altrettanto vero che non apportarono nulla di nuovo, dedicandosi soprattutto a problemi parziali e con il passar del tempo si discostarono dalle dottrine originarie.>>

<<Queste nuove correnti di pensiero, orientate a dispensare pratiche regole di vita, ovvero ricette di utilizzo immediato, coincidono con altrettante scuole filosofiche.>>

<<Vale a dire?>>

<<Gaarder cita i cinici, gli stoici, gli epicurei e il neoplatonismo.>>

I Cinici

<<Sembra che più volte, Socrate, osservando la grande quantità di merci in vendita su una bancarella, commentasse: “di quante cose non sento il bisogno!” Questa affermazione fu adottata come motto dalla filosofia cinica, che venne fondata ad Atene da Antistene, allievo di Socrate, intorno al 400 a.C. Secondo i cinici (dal greco “cane”), un essere umano non si deve preoccupare della propria salute, della sofferenza e della morte e, analogamente, non deve interessarsi del dolore altrui, ma deve comportarsi con estremo rigore morale e disinteresse per le cose politiche e sociali. Per questo oggi il cinico è associato all’indifferente, cioè a colui che non va bene mai niente e trova da ridire su tutto. L’esponente più famoso è Diogene di Sinope. Quello, per intenderci, che per essere coerente con il pensiero cinico viveva in una piccola botte.>>

<<Sì, quello che una volta uscì di giorno con una lanterna in mano, e, che alla domanda su che cosa stesse facendo, rispose: “cerco l’uomo!>>

<<Esatto. Simpaticissimo anche un aneddoto raccontato da Plutarco, in Vita di Alessandro Magno: “Il re in persona andò da lui e lo trovò che stava disteso al sole. Al giungere di tanti uomini egli si levò un poco a sedere e guardò fisso Alessandro. Questi lo salutò e gli rivolse la parola chiedendogli se aveva bisogno di qualcosa; e quello: “Scostati un poco dal sole”. A tale frase si dice che Alessandro fu così colpito e talmente ammirò la grandezza d’animo di quell’uomo, che pure lo disprezzava, che mentre i compagni che erano con lui, al ritorno, deridevano il filosofo e lo schernivano, disse: “Se non fossi Alessandro, io vorrei essere Diogene.”>>

<<In altre parole, si tratta di uno che andava controcorrente.>>

<<Precisamente, ma ora passiamo agli stoici.>>

Gli Stoici

<<La filosofia stoica, che deve il suo nome al fatto di essere nata sotto i portici (stoà) di Atene, fu fondata, verso il 300 a.C., da Zenone di Cizio. Per gli stoici esiste solo una natura. Da qui il “monismo” che prende le distanze dal “dualismo” di Platone. Gli stoici sottolinearono che tutti i processi naturali, comprese la malattia e la morte, seguono le leggi immutabili della natura, e quindi l’uomo deve assecondare il proprio destino.>>

<<Erano infatti convinti che niente avviene per caso e che se il destino bussa alla porta, non serve a nulla lamentarsi; allo stesso modo anche le circostanze liete vanno vissute con la massima tranquillità.>>

<<In realtà, c’è una certa similitudine con la posizione dei cinici che sostenevano la necessità di rimanere distaccati e indifferenti in ogni circostanza. Per quanto concerne l’etica stoica, va sottolineato che il principio alla base, detto <<primo istinto>>, corrisponde all’istinto di autoconservazione, per cui ognuno va alla ricerca di ciò che giova alla sua natura e fugge ciò che può nuocere. Automaticamente, essendo un essere dotato di ragione, cerca di incrementarla e di sfuggire l’ignoranza. Un’altra cosa importante è che gli stoici riducono il piacere alla manifestazione di virtù.>>

<<Gli stoici contribuirono a diffondere la filosofia e la cultura greca a Roma. In particolare, Cicerone al quale si deve il concetto di “umanesimo”, cioè un atteggiamento nei confronti della vita che pone al centro di essa il singolo individuo e Seneca che, alcuni anni dopo affermò che l’uomo è per l’uomo qualcosa di sacro. Quest’affermazione divenne poi il motto di tutto l’umanesimo.>>

Gli epicurei

<<Socrate cercava di scoprire un modo di vivere che assicurasse la felicità. Tra gli allievi di Socrate ce ne fu uno, di nome Aristippo, secondo il quale lo scopo della vita doveva essere, invece, il raggiungimento del massimo piacere dei sensi. Egli identificava, quindi, il bene con il piacere e, ovviamente, il male con il dolore. Per i cinici e gli stoici, invece, l’obiettivo poteva essere raggiunto affrancandosi dalle passioni e dai beni materiali, il tutto finalizzato alla sopportazione del dolore; il che è cosa ben diversa dal cercare di evitarlo intenzionalmente.>>

Epicuro

<<Epicuro (341-270 a.C.), ponendosi l’obiettivo di liberare l’uomo da ogni preoccupazione, fondò una scuola filosofica ad Atene che, attraverso l’integrazione con la teoria degli atomi di Democrito, sviluppò ulteriormente l’etica del piacere di Aristippo. Situata in un giardino, la scuola era aperta a tutti. Pertanto, gli epicurei vennero chiamati “quelli del giardino”.

<<Quelli del giardino… alquanto suggestivo.>>

<<Già. Tornando ad Epicuro, De Crescenzo scrive: “Per qualcuno è stato il migliore, per altri il peggiore. C’è chi lo ha definito un dissoluto, ateo e donnaiolo, e chi un santo e un profeta. Cicerone lo odiava, Lucrezio lo venerava. Lo stesso termine <<epicureo>> è da sempre oggetto di fraintendimenti: per il Nuovo Zingarelli è un uomo che <<conduce una vita agiata e dedita ai piaceri>>, per il Palazzi è <<un sensuale, un crapulone e un gaudente>>, per noi, invece, che abbiamo letto i suoi scritti, è un morigerato che la sera mangia poco per non andare a letto con lo stomaco pieno. In una lettera a un discepolo, Epicuro scrive: <<Il mio corpo trabocca di dolcezza quando vivo a pane e acqua, e sputo sui piaceri della vita sontuosa, non per loro medesimi, sia chiaro, ma per gli incomodi che essi comportano>>. In un’altra chiede a un amico: <<Mandami una pentolina di formaggio perché io possa, di tanto in tanto, gozzovigliare>>. In base a queste premesse, è nostra intenzione istituire un processo di riabilitazione della figura del filosofo.” E non sbuffare!>>

<<Nonno, l’ho capito che a te piace De Crescenzo… però a me sta un po’ sullo stomaco…>>

<<Lo so, ma quando ci vuole, ci vuole!>>

Il piacere

<<Per Epicuro, lo strumento principale di conoscenza, nonché criterio della verità, è la sensazione, che si manifesta in modalità gradevole o sgradevole e origina desideri o ripulsioni. A differenza degli animali, infatti, l’uomo possiede la capacità di effettuare un “calcolo sul piacere”.>>

<<Interessante…>>

<<È importante sottolineare che, per Epicuro, il piacere non corrisponde necessariamente al godimento fisico, ma anche a valori come l’amicizia o l’appezzamento e la serenità d’animo rappresentano condizioni indispensabili per godere della vita.>>

<<In altre parole, i desideri e le passioni non vanno assecondati, ma dominati.>>

<<Famosissimo è il detto di Epicuro: “Il più terribile dei mali, dunque la morte, non è niente per noi, dal momento che, quando noi ci siamo, la morte non c’è, e quando essa arriva, noi non ci siamo più.”>>

<<Bellissimo, nonché verissimo.>>

<<Infine, va ricordato che Epicuro riassunse la sua filosofia attraverso il “quadruplice rimedio”: sono vani i timori degli dei e dell’aldilà; è assurda la paura della morte, la quale non è nulla; il piacere, quando lo si intende correttamente, è a disposizione di tutti; il male è di breve durata, oppure è facilmente sopportabile.>>

Il neoplatonismo

<<Cinici, stoici ed epicurei si erano ispirati al pensiero socratico; la corrente più importante della tarda antichità, il neoplatonismo, si ispirò, invece, alla dottrina delle idee di Platone. L’esponente più significativo del neoplatonismo è Plotino, nato in Egitto nel 202 d.C. Dopo gli studi di filosofia fatti ad Alessandria, si trasferì a Roma, portandovi una dottrina di salvezza che fece concorrenza a quella cristiana.>>

<<Proprio in quel periodo il cristianesimo stava acquistando una certa rilevanza.>>

<<Il <<monismo>> è il tema dominante dell’impostazione plotiniana. I punti fondamentali sono due: il rapporto tra Dio e il mondo, e il compito dell’uomo di raggiungere Dio attraverso l’estasi e la purificazione spirituale. Per Plotino il buio in realtà non esiste ma è soltanto un’assenza di luce. L’unica cosa esistente è Dio, che però, al pari di una fonte luminosa, gradatamente si perde nel buio. Diversamente da Platone che aveva operato una netta bipartizione della realtà, il pensiero plotiniano è caratterizzato da un sentimento del tutto. Tutto è Uno, perché tutto è Dio. A volte, nel corso della sua vita, Plotino fu coinvolto in <<esperienze mistiche>>. Vale a dire che sentì la sua anima fondersi con Dio.>>

I mistici

<<Alla base dell’esperienza mistica c’è il sentimento che quello che noi normalmente chiamiamo <<io>> in realtà non è il nostro vero io. È come se a volte ci sentissimo parte di un io più grande.>>

<<Fantastico.>>

<<Come avviene la cosa ce lo suggerisce Angelus Silesius, mistico cristiano, che affermò: “oceano diventa ogni goccia quando raggiunge l’oceano e così l’anima diventa Dio quando raggiunge Dio”.

Nella mistica occidentale, cioè nell’ebraismo, nel cristianesimo e nell’islamismo, il mistico afferma di avere incontrato la Persona di Dio. Nella mistica orientale, cioè nell’induismo, nel buddismo e nel taoismo, il mistico afferma di aver vissuto una fusione totale con Dio.>>

<<In altre parole?>>

<<Morale della favola: è spiacevole perdere se stessi, ma se ci pensi bene quello che si perde è infinitamente piccolo, ma quello che si guadagna è un qualcosa di infinitamente grande…>>

<<Effettivamente…>>

<<Credo che per oggi possiamo fermarci qui…>>

<<Okay nonno… allora vado.>>

<<Va bene, ci vediamo venerdì prossimo…>>

<<D’accordo. Ciaooo!>>

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