Marx

<<Ciao nonno… di chi parliamo oggi?>>

<<Di un filosofo di nome Karl Marx.>>

<<Colui che teorizzò il comunismo?>>

<<Proprio quello. “Uno spettro si aggira per l’Europa…” è l’incipit del Manifesto del partito comunista scritto da Karl Marx con il contributo dell’amico Friedrich Engels. Ovviamente lo spettro era quello del comunismo. Marx non fu soltanto un filosofo, ma anche uno storico, un sociologo e un economista. Il suo pensiero è incentrato sulla critica dell’economia, della società e della cultura capitalistica. Marx scrive diverse opere ma quella che può essere considerata il suo capolavoro è Il capitale. In questo libro egli compie una profonda analisi della società capitalistica, mettendone in evidenza le contraddizioni. Quando si parla di Marx inevitabilmente il pensiero corre al Marxismo che può essere definito come un movimento politico e sociale fondato sulla interpretazione materialistica e dialettica della storia, secondo la quale il fattore economico promuove la lotta di classe e la dittatura del proletariato per il passaggio ad una tipologia di società basata sull’uguaglianza.>>

<<In che senso?>>

<<Per rendere compatibile la coesistenza di fini individuali e fini collettivi, impresa che non era riuscita alla società capitalistica, è necessario, secondo Marx, trasmutare nella società comunista. Nel nostro secolo, si è avuta un’elaborazione della dottrina marxista a opera di Lenin, Stalin, Mao e di molti altri. Dopo Lenin, si parla addirittura di marxismoleninismo.

<<Ho studiato qualcosa…>>

<<Secondo Marx, sono i rapporti materiali nella società a determinare il nostro pensiero e la nostra conoscenza, e quindi essi sono decisivi per lo sviluppo storico. Non sono quindi i presupposti spirituali a creare i mutamenti materiali, ma il contrario. Sono soprattutto, secondo Marx, le forze economiche nella società a provocare i mutamenti e quindi a muovere la storia. Esiste un’influenza reciproca fra la struttura e la sovrastruttura della società, diciamo che Marx è un materialista dialettico.>>

<<Qual è la differenza tra struttura e sovrastruttura?>>

<<Per Marx il termine “struttura” coincideva con l’insieme delle forze produttive (macchine e mezzi produttivi, capitali, forza-lavoro) e dei rapporti di produzione (i rapporti che intercorrono tra le classi durante il processo produttivo, di una data società, in un dato periodo storico). Per “sovrastrutture”, invece, intendeva gli ordinamenti giuridici e politici e le forme della coscienza sociale (la religione, la filosofia, i valori morali e culturali) che “rispecchiano”, in ogni epoca storica, la struttura economica.

<<Potresti farmi un esempio concreto?>>

<<Esplicativo è l’esempio del Partenone sull’Acropoli proposto da Gaarder, che scrive: “Puoi vedere che l’edifico ha un tetto molto elegante e ricco di ornamenti. Forse è proprio il tetto con il suo frontone ad attrarre per primo l’attenzione. Questo è quello che chiamiamo sovrastruttura, ma il tetto non può fluttuare per aria. Tutto l’edificio poggia su fondamenta molto solide, su una base o struttura, che sostiene tutta la costruzione. Analogamente, secondo Marx, i rapporti materiali sostengono tutte le idee e i pensieri della società. Da questo punto di vista la sovrastruttura della società è un riflesso della struttura”.

<<Vuol dire che la sovrastruttura della società è un riflesso della cultura?>>

<<Esattamente. Si possono distinguere tre livelli nella struttura della società. Il primo livello coincide con le condizioni di produzione della società, vale a dire le condizioni e le risorse naturali: clima, vegetazione, materie prime, ecc. Questi fattori costituiscono le fondamenta di una società, e individuano chiaramente il tipo di produzione che tale società può sviluppare e, infine, determinano il tipo di società e di cultura. Il livello successivo è rappresentato dalle forze produttive di una società. Il riferimento è agli attrezzi, agli utensili e alle macchine, ossia ai cosiddetti mezzi di produzione. Il terzo livello del basamento, infine, si riferisce ai rapporti di produzione, all’organizzazione stessa del lavoro, alla sua suddivisione e ai rapporti di proprietà.

<<In pratica se vogliamo conoscere quali sono i rapporti politici e ideologici vigenti all’interno di una società, basta focalizzarsi sul “modo di produzione”.>>

<<Dici bene. Secondo Marx è la classe dominante della società che decide che cosa è moralmente giusto o sbagliato. Automaticamente, ai suoi tempi, in quella che lui definisce una società borghese o capitalista, la lotta è tra il capitalista e il lavoratore o “proletario”.>>

<<Vale a dire, una lotta tra chi possiede e chi non possiede i mezzi di produzione.>>

<<Esattamente. Marx è convinto che in ogni fase storica c’è stata un’opposizione tra due classi sociali: liberi e schiavi nella società antica, feudatari e servi della gleba nel Medioevo e tra nobili e borghesi successivamente.>>

<<E dal momento che la classe dirigente non vuole cedere la sua egemonia il cambiamento può avvenire soltanto attraverso una rivoluzione.>>

<<Per Marx, il modo in cui lavoriamo impronta la nostra coscienza, ma anche la nostra coscienza impronta il nostro modo di lavorare. Chi non ha una occupazione, in un certo senso si esaurisce, si svuota. Come per Hegel, così per Marx, il lavoro è qualcosa di positivo, di strettamente connesso al fatto di essere un uomo. Nel sistema capitalista il lavoratore lavora per un altro. L’amara realtà è che la società capitalista è organizzata in modo tale che il lavoratore fa un lavoro da schiavo per un’altra classe sociale. Così il lavoratore cede alla borghesia non solo la sua forza – lavoro, ma anche la sua esistenza umana. Marx chiarì questo fenomeno di sfruttamento con la teoria del plus-valore.>>

<<E che cos’è?>>

<<Trattandosi di società capitalistica, la produzione è finalizzata all’accumulazione di denaro e il valore delle merci prodotte dal lavoratore è superiore a quello che riceve come salario. La differenza di cui si appropria il capitalista rappresenta il plusvalore.>>

<<Ancora non mi è del tutto chiaro…>>

<<Okay, lascio ancora la parola a Gaarder: “Il capitalista ha la possibilità di acquistare una merce molto particolare, la “forza lavoro” di altri uomini: il prezzo di questa “merce umana” corrisponde al salario che il capitalista paga al lavoratore. Ma il lavoratore produce un valore maggiore di quello che gli è corrisposto dal salario: questo eccesso di valore, questo “plus-lavoro” viene offerto gratuitamente al capitalista e Marx lo chiama plus-valore. Se poi, oltre al salario del lavoratore, detrai anche gli altri costi di produzione dal valore della merce otterrai il profitto”. È più chiaro adesso?>>

<<Credi di sì.>>

<<A questo punto il capitalista potrà investire una parte del plus-valore facendo altri investimenti, ad esempio modernizzando l’azienda, al fine di aumentare la produzione e, ovviamente, il profitto.>>

<<Non ci piove.>>

<<Relativamente… Per Marx il capitalismo è autodistruttivo, innanzitutto perché i capitali vengono concentrati in poche mani e poi perché con l’automazione degli impianti aumenta sì il volume di produzione, si è in grado di vincere la concorrenza, ma diminuisce anche l’impiego di forza lavoro. Pensaci un attimo… per vincere la concorrenza il capitalista è portato a tagliare sui costi… e i primi costi che vengono tagliati sono proprio quelli della forza-lavoro. Intanto calano le vendite e, considerato che una produzione di massa deve essere supportata dal consumo di massa, la crisi diventa inevitabile. A questo punto per Marx ci sono tutti i presupposti per lo scoppio della rivoluzione… La dittatura del proletariato sarà sostituita da una società senza classi o comunismo, una società dove i mezzi di produzione sono posseduti da tutti, cioè dal popolo stesso. In una società del genere ognuno riceverà in base al bisogno e darà in base alle capacità.>>

<<Mi sa che ha sbagliato previsione.>>

<<In effetti, a qualunque sistema si voglia fare riferimento è sempre l’uomo che esercita il potere e, conclude Gaarder, “non nascerà mai il paese della felicità: gli esseri umani riusciranno sempre a crearsi nuovi problemi con cui dovranno lottare”.>>

<<Io ne sono l’esempio lampante.>>

<<Il fatto che tu lo riconosca depone a tuo favore.>>

<<Già la consapevolezza innanzitutto.>>

<<Già… come diceva a mio padre, la mia professoressa di lettere, in prima media: “Lo sa fare, ma non lo vuol fare”.>>

<<Eehhh… sei sempre il solito. È meglio che vada… Ciao.>>

<<Anche oggi hai trovato la scusa per scappare… Ciao.>>

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