Il nostro Tempo

<<Ciao nonno, come stai?>>

<<Lo puoi vedere tu stesso: sto a letto.>>

<<Stavolta sei tu lo spiritoso… lo vedo che stai a letto. Il riferimento era al tuo stato di salute.>>

<<Non si può fare neanche una battuta… è proprio vero che l’uomo è condannato a essere libero…>>

<<E bravo il nonno! Fai anche battute facendo riferimento all’argomento che dobbiamo affrontare oggi. Devo riconoscere che è stata quanto mai opportuna. Deduzione: se hai voglia di scherzare, significa che le cose vanno bene!>>

<<Elementare Watson! C’è solo un problema: sono impreparato.>>

<<Di questo non devi preoccuparti. Qualche settimana fa mi facesti recapitare una tua relazione su Kierkegaard, stavolta ho preparato io un riassunto sull’argomento di oggi: “Il nostro tempo”.>>

<<Perbacco, aveva ragione mia madre che diceva “La vecchia aveva ottant’anni e aveva ancora voglia di imparare.>>

<<Che cosa devo capire?>>

<<Che ancora una volta riesci a sorprendermi.>>

<<Bando alle chiacchiere, passo subito alla lettura:

  • Per iniziare parleremo di una corrente che si chiama esistenzialismo. Questo termine accomuna diverse correnti filosofiche che prendono spunto dalla situazione esistenziale dell’uomo moderno. Un filosofo molto importante per il secolo XX fu il tedesco Friedrich Nietzsche, vissuto tra il 1844 e il 1900. Egli esigeva una trasformazione di tutti i valori; rifiutava soprattutto la morale cristiana, che chiamò morale degli schiavi. Sia il cristianesimo sia la tradizione filosofica si erano allontanati dal mondo vero, ripiegando verso il cielo o il mondo delle idee, ma proprio ciò che era stato considerato il vero mondo è in realtà un mondo fasullo. Un filosofo esistenzialista che fu influenzato da Kierkegaard e da Nietzsche fu il tedesco Martin Heidegger di cui abbiamo parlato a suo tempo. Pertanto, in questo contesto, ci concentreremo sull’esistenzialista Jean Paul Sartre, vissuto tra il 1905 e il 1980. Fu lui il filosofo esistenzialista più influente. Elaborò il suo pensiero dopo la seconda guerra mondiale. In seguito aderì al movimento marxista francese, ma non fu mai membro di nessun partito. La sua compagna, Simone de Beauvoir, fu anche lei fu un filosofo esistenzialista. Alcuni esistenzialisti del nostro secolo erano cristiani, ma Sartre appartiene a quello che chiamiamo un esistenzialismo ateo. La sua filosofia può essere considerata un’analisi spietata della situazione umana da quando “Dio è morto”. Va sottolineato che l’espressione era stata coniata da Nietzsche. La parola chiave della filosofia di Sartre è “esistenza”, un termine con il quale non si intende la stessa cosa che “esistere”. L’uomo è l’unico essere vivente consapevole della propria esistenza. Sartre dice che le cose fisiche sono “in sé”, ma l’essere umano è anche “per sé”. Essere uomo è quindi diverso dall’essere una cosa”. Secondo Sartre l’uomo non possiede nessuna “natura” eterna cui fare riferimento. Per questo motivo non serve chiedersi quale sia il significato della vita in generale. Siamo condannati a improvvisare: siamo come attori che vengono mandati in scena senza avere un ruolo, un copione che dobbiamo seguire. Noi stessi dobbiamo scegliere come vogliamo vivere. Ma quando l’uomo sente che vive e che un giorno morirà, e non esiste niente cui tenersi stretto, cui aggrapparsi, subentra allora l’angoscia (Freud “docet”). Sartre dice che l’essere umano si sente estraneo in un mondo privo di significato. Quando descrive l’alienazione dell’uomo si riallaccia al pensiero di Hegel e di Marx. La sensazione umana di essere un estraneo nel mondo crea un sentimento di disperazione, noia, nausea e assurdità. Sartre sentiva la libertà umana come una maledizione. “L’uomo è condannato a essere libero”, affermò. Condannato perché non ha creato se stesso, e tuttavia è libero. Perché quando viene buttato nel mondo, è responsabile di tutto quello che fa”. Non esistono né valori eterni né norme alle quali possiamo appellarci: per questo è ancora più importante quale scelta facciamo, perché siamo totalmente responsabili delle nostre azioni. L’uomo non può mai sfuggire alla propria responsabilità per quello che fa: deve fare le proprie scelte e non può, per sottrarsi a quelle responsabilità, affermare che tutti dobbiamo lavorare o dobbiamo adeguarci a determinate aspettative borghesi circa il mondo in cui dobbiamo vivere. Chi scivola così nella folla anonima è soltanto un uomo massificato: è in fuga da se stesso e vive una vita di menzogne. La libertà umana invece ci impone di fare qualcosa di noi stessi, di esistere autenticamente. A volte capita che certi uomini si comportino in modo ignobile e scarichino la loro responsabilità rifacendosi al “vecchio Adamo”: ma il vecchio Adamo non esiste, è soltanto un personaggio al quale ci attacchiamo per sfuggire alle nostre responsabilità. Sartre non era un nichilista. Un nichilista è una persona per la quale niente ha significato, e tutto è concesso. Per Sartre, invece, la vita deve avere un significato, ma siamo noi che dobbiamo crearlo per la nostra vita. Sostanzialmente, esistere è creare la propria esistenza. La nostra esistenza contribuisce quindi a improntare il modo in cui percepiamo le cose: se qualcosa non è importante per me, non la vedo. Tra gli altri personaggi importanti ricordiamo il francese Albert Camus, l’irlandese Samuel Beckett, il rumeno Eugène Ionesco e il polacco Witold Marian Gombrowicz. La caratteristica comune di questi, e di molti altri scrittori, fu la tendenza a enfatizzare la presenza nella vita dell’assurdo, un termine che viene usato soprattutto quando si parla di teatro. Sostanzialmente, assurdo significa che è privo di significato o irrazionale. Questo vale anche per i film muti di Chaplin: l’aspetto comico delle sue opere cinematografiche consiste spesso nella mancanza di stupore del protagonista di fronte alle situazioni assurde in cui si trova coinvolto. Analogamente il pubblico viene spinto a entrare in se stesso per cercare qualcosa di più vero e di più autentico. L’esistenzialismo ha avuto grande importanza in tutto il mondo. Come aveva le sue radici nella storia e, attraverso Kierkegaard, si potrebbe risalire fino a Socrate. Del resto il XX secolo ha visto un rifiorire, o un rinnovamento, di correnti filosofiche che abbiamo nominato in precedenza. Una corrente del genere è il neotomismo, che si rifà alla tradizione di Tommaso d’Aquino. Un’altra è la cosiddetta filosofia analitica o empirismo logico che si ricollega a Hume e all’empirismo inglese, ma anche alla logica aristotelica. Inoltre il neo-marxismo, il neodarwinismo e poi l’influenza esercitata sulla cultura e sulla filosofia del Novecento dalla psicoanalisi. Un’ultima corrente che vale la pena di citare è il materialismo. Continua ancora la caccia a quella “particella elementare” indivisibile di cui è formata ogni materia. Nessuno è ancora in grado di spiegare con precisione che cosa sia la “materia”. Le stesse domande con cui abbiamo iniziato questo corso non hanno ancora trovato una risposta. Quando l’uomo si è sforzato di trovare una risposta alle grandi domande, ha trovato risposte chiare e definitive a domande minori. Scienza, ricerca e tecnica sono nate, per così dire, dal senso delle riflessioni filosofiche. Una nuova corrente filosofica si è quindi affacciata: la filosofia ecologica o eco-filosofia. Hanno messo in evidenza che tutta la civiltà occidentale è su una strada sbagliata. Hanno messo in discussione lo stesso concetto di sviluppo. Tutto il mondo è risucchiato da un’unica rete di comunicazione. Non siamo più soltanto cittadini di una città o di un singolo Stato: viviamo in una civiltà planetaria. Lo sviluppo tecnico, soprattutto per quanto riguarda le comunicazioni, è stato più sconvolgente negli ultimi trent’anni che in tutta la storia. E forse è soltanto l’inizio… Facciamo parte di un’avventura meravigliosa. Davanti a noi c’è un capolavoro: la creazione. Tutti i veri filosofi devono tenere gli occhi aperti. Anche se non abbiamo visto nessun corvo bianco, non dobbiamo mai smettere di cercarlo. E, un giorno, anche uno scettico come me sarà obbligato ad accettare un fenomeno cui prima non aveva creduto. Se non tenessi aperta questa possibilità sarei in dogmatico, ma non un vero filosofo. La composizione contrappuntistica si sviluppa in due dimensioni: orizzontale, o melodica, e verticale, o armonica. Si tratta dunque di due o più melodie che vengono eseguite contemporaneamente. Le melodie si combinano in modo che si dispieghino il più possibile indipendentemente l’una dall’altra. Ma deve anche esserci un’armonia. Questo viene chiamato contrappunto, che in realtà significa nota contro nota. È opinione diffusa e sbagliata che lo spirito sia qualcosa di più aereo del vapore, invece è esattamente il contrario: lo spirito è più compatto del ghiaccio. Concludendo, chi vince alla lotteria la vita deve accettare come vincita anche la morte perché la sorte della vita è la morte.

<<Praticamente, hai saccheggiato Gaarder.>>

<<Non farlo sarebbe stato un tradimento.>>

<<Già, per non rompere la continuità. In fin dei conti, il viaggio che si concluderà la prossima tappa è stato compiuto sempre in sua compagnia.>>

<<Vedo che hai capito.>>

<<Embè, in fin dei conti sono sempre un ex prof.>>

<<Sempre spiritoso… adesso, però, devo andare. Spero che per la nostra ultima tappa possiamo incontrarci al solito posto.>>

<<Farò tutto il possibile per esserci… e non preoccuparti, mi occupo io di preparare un riassunto.>>

<<D’accordissimo nonno. Fammi sapere. Ciao.>>

<<Ciao.>>

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