Nonostante l’introduzione della tecnologia (leggasi VAR) nel mondo del calcio, recriminazioni, accuse e sospetti relativi all’arbitraggio, non solo non sono cessati ma sembra che addirittura ci sia stata una recrudescenza. La recente sfida tra Juve e Milan l’ha ribadito ancora una volta. Rigore dato o non dato, gol convalidato oppure no, espulsione o non espulsione, è sempre la solita storia: l’arbitro ha sempre torto. Nel corso di una sfida di alta o bassa classifica, magari sovraccaricata di significati da parte dei mezzi di comunicazione di massa e con i calciatori sempre pronti a protestare o a simulare è facile andare al di là del semplice errore dell’arbitro. Come attenuante bisogna considerare che quando si tratta di giudicare un tocco di mano o di braccio nell’agonismo del gesto atletico è facile prendere qualche abbaglio. È vero che c’è il supporto della tecnologia, però è sempre l’uomo che deve decidere nella bolgia di uno stadio di tifosi imbufaliti, tra rumori assordanti, sfottò e cori spesso razzisti. Accusare l’arbitro di sudditanza psicologica è diventata ormai una prassi. Indubbiamente commettere un errore contro una grande potrebbe costare caro in termini di esclusione per qualche periodo da parte dei vertici arbitrali. Ma qui entra in gioco la personalità dell’arbitro. Purtroppo, non c’è nulla da fare: per i furibondi tifosi della squadra perdente il direttore di gara rimarrà sempre un “arbitro cornuto”. È un classico. Triste destino essere considerato, a prescindere, un capro espiatorio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...