Una buona prassi quando si commette un errore sarebbe quella di mettere un punto e ricominciare daccapo, tesaurizzando. Il condizionale è d’obbligo in quanto non tutti condividono questa impostazione. Spesso, infatti, nonostante più volte ci siamo scottati, imperterriti continuiamo a collezionare errori l’uno dietro l’altro. “Errare humanun est” dirà qualcuno.

   Verissimo… è come se dicessimo: <<la porta è aperta se non è chiusa.>> È un concetto talmente ovvio che solo un autolesionista potrebbe negarlo. Non a caso Sant’Agostino dice: Humanum fuit errare, diabolicum est per animositatem in errore manere, ovvero, “cadere nell’errore è stato proprio dell’uomo, ma è diabolico insistere nell’errore per superbia”.

   Ammettere di aver sbagliato credo che sia una delle cose più difficili da accettare. Negare anche l’evidenza di fronte agli altri è comprensibile, ma prendere in giro se stessi – perché di questo si tratta – è davvero diabolico. Soprattutto a coloro che interpretano la vita con molta superficialità, vorrei ricordare che chiudere gli occhi per non vedere o addirittura negare un problema, non lo risolve.

   Lasciare le cose in sospeso non ha mai migliorato la vita ad alcuno. Non potete appioppare agli altri la responsabilità dei vostri fallimenti. Ma non ve l’ha detto la mamma che pretendere di fare la frittata senza rompere le uova o sperare che la papera galleggi senz’acqua è pura presunzione?! E intanto la vita scorre…

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