L’uomo in cammino

Recentemente ho condiviso su Facebook un post che mi ha invogliato all’introspezione. La prima cosa che mi è venuta in mente, una volta terminata la lettura, è che le “preoccupazioni” dell’autore sono le mie stesse preoccupazioni e, credo, di moltissimi altri. Nel post si possono individuare sei punti di criticità.

Non sono quello che credete

Personalmente, sono convinto che chi più e chi meno, tutti cerchiamo di Continua a leggere “L’uomo in cammino”

“Cominciare e perseverare”

C’è chi i sogni li tiene ben chiusi in un cassetto e chi li realizza. La differenza tra un vincente e un perdente, in estrema sintesi, è che il primo al contrario dell’altro non si arrende di fronte agli ostacoli. In una società sempre più globalizzata e competitiva che richiede impegno e dispendio di energie per raggiungere un obiettivo, la linea di confine tra la perseveranza e la rinuncia è molto labile. La tentazione di desistere in caso di difficoltà è sempre in agguato soprattutto per le personalità più deboli. La forza di volontà e la capacità di focalizzarsi sul proprio obiettivo, sostenute dall’autocontrollo e dalla tenacia che a loro volta contribuiscono a formare una personalità capace di superare le difficoltà e di puntare ad obiettivi di lungo periodo, sono efficaci soltanto se supportate da una forte convinzione personale. I vincitori non cercano scuse ma si rimboccano le maniche e vanno dritti per la loro strada. A chi invidia coloro che i sogni li concretizzano voglio dire: se il tuo meraviglioso progetto pianificato in ogni minimo dettaglio rimane chiuso nel cassetto e non “muovi le chiappe” per fare i passi necessari per realizzarlo, lascia ogni speranza… È lapalissiano: se non ti avvii non arriverai mai al traguardo. Come fare? Nulla di particolarmente complicato, basta la consapevolezza che “cominciare e perseverare” è un binomio che non deve essere solo uno slogan ma uno stile di vita.

La famiglia e i soldi

“Due cose sono importanti nella vita: la famiglia e i soldi” ha detto un bambino di seconda elementare al nonno. A quest’ultimo “ridevano gli occhi” quando me l’ha raccontato. Confesso che la cosa ha colpito anche me, sia per la giovanissima età del ragazzino che per la saggezza dell’affermazione. L’istituzione famiglia, nonostante tutti gli stravolgimenti che ha subito nell’ultimo lustro, è comunque la cellula di base della società. Per il bambino la famiglia rappresenta una “base sicura”, ossia il luogo all’interno del quale sviluppare sicurezza e capacità di implementare la propria autonomia. All’interno del contesto familiare il bambino matura le prime esperienze di convivenza sociale ed acquisisce le regole di comportamento interpersonale. La famiglia, infine, promuove il suo sviluppo fisico, emotivo, sociale e intellettivo ed è fondamentale perché continuerà ad essere una “base sicura” anche nel momento in cui lui entrerà in contatto con il mondo esterno. Relativamente ai soldi, c’è poco da dire… per me, e credo per tutti, è lapalissiano che senza soldi la vita è grama. Semmai il problema è come guadagnarli e come gestirli. Tralascio di entrare nel merito del come guadagnarli perché ognuno è responsabile delle proprie azioni; per quanto concerne la gestione, infine, voglio sottolineare che la saggezza popolare ammonisce: “i soldi è più facile guadagnarli che il saperli amministrare”. A buon intenditor…

Adattarsi o non adattarsi?

Quello di adattarsi o non adattarsi alle circostanze della vita è un dilemma che esige una risposta da ognuno. Adattarsi vuol dire che, per poter sopravvivere o conservare quello che si ha, è necessario essere accomodanti, collaborare con gli altri, chiudere gli occhi di fronte alle ingiustizie. Non adattarsi significa andare controcorrente, non conformarsi, lottare strenuamente per non rinunciare ai propri princìpi. La storia c’insegna che adattarsi è una prassi quasi obbligata soprattutto in determinati ambienti, come quello politico ad esempio, dove il trasformismo è di casa. Il mantenersi a galla presuppone doti di intelligenza, astuzia e prudenza. Di contro, per avere il coraggio di dire no alle istanze che ci provengono dall’esterno, di rifiutare compromessi e inciuci, occorre avere un grande rispetto di se stessi, possedere rigore morale ed essere forti, coraggiosi e resilienti. Infine, c’è una terza via che è quella di accettare qualche piccolo compromesso senza rischiare di collidere con la propria coscienza. In questo caso il dilemma è: <<qual è il confine, il limite oltre il quale non si deve andare?>> Ovviamente, ognuno sceglierà la “border line” più confacente al proprio stile di vita. Un efficace parametro di riferimento per orientarsi potrebbe essere quello di chiedersi se “il gioco vale la candela”. Personalmente credo che se il rischio è quello di perdere la dignità, e con essa il senso della vita, sia il caso dire no alle “sirene” tentatrici.

Quello che non abbiamo il coraggio di ammettere

   Da ragazzino trascorrevo molto tempo a giocare con i miei compagni. Ognuno di noi interpretava un personaggio, recitava un ruolo. I ruoli più appetibili erano quelli di Zorro, Maciste, Ercole, Ursus e D’Artagnan. Stabiliti i ruoli, si passava all’interpretazione, ovvero ai duelli con spade di legno, auto-costruite, Continua a leggere “Quello che non abbiamo il coraggio di ammettere”