Carissima,

Dio solo sa quanto vorrei trovare le parole giuste per riuscire a toccarti nel profondo del cuore e a farti rinsavire! Qualunque cosa abbia potuto scatenare questa cultura di morte che ormai è profondamente radicata dentro di te, sappi che non ne vale la pena. Rinunciare alla vita è un’offesa alla dignità della persona e, sebbene attualmente viviamo in una società che sembra abiurare ad ogni parvenza di umana comprensione, il diritto di vivere è al di sopra delle parti e comunque propedeutico a qualsiasi discorso. Sei una persona intelligente, capace di guardare in faccia le cose, di leggere tra le righe, di analizzare lucidamente situazioni e motivazioni. Come fai a non renderti conto del male che fai a te stessa e agli altri?

Che contraddizione! Per anni ti sei sacrificata a studiare, hai lottato disperatamente per convincere te stessa e gli altri che esisti. Hai tanto faticato per assicurarti un lavoro, un avvenire sicuro, ed ora butti via tutto ciò in cui hai creduto? Che fine ha fatto la voglia di vivere, di lottare, di emergere, di conquistarti il rispetto di tutti che tante volta hai manifestato? Attenua questo tuo livore che puntualmente manifesti nei confronti della società tutta, in particolare di chi ti sta vicino: alla tua età non puoi più dare la colpa agli altri (familiari, amici, ecc.) di amarezze e delusioni che forse un tempo ti hanno fatto patire.

Fai che la tua vita si riempia di nuovi contenuti e nuove aspettative. Non senti il desiderio di diventare mamma, ad esempio? Essere padre non è certo la stessa cosa, eppure ti assicuro che è la cosa più bella che possa capitare ad un uomo: provare per credere! Immagina per una mamma che porta in grembo per nove mesi il suo bambino, che prende consapevolezza del suo dono quotidianamente registrandone i continui progressi, fino a quando sente distintamente i movimenti negli ultimi mesi! Credo che non bastino tutte le parole del vocabolario per descrivere la gioia, la felicità, la gratificazione! Nel reparto maternità di un ospedale della nostra zona, tempo fa, una neo-mamma, alla domanda “Come ci si sente ad essere madre?”, rispose: “è bellissimissimo!” Credo che non ci sia bisogno di commento alcuno.

Devi smetterla di non accettare il tuo corpo e di vederlo come una cosa da annientare. Non pensare al cibo come ad un killer; ma soprattutto non è giusto considerare “porci” capaci solo di abbuffarsi chi questi problemi non li ha. Ricorda che il corpo va rispettato perché è grazie ad esso che viviamo, lavoriamo, amiamo.

Pensa alla sofferenza di chi ti vuole bene, oppure, se preferisci, alla derisione di chi non ti vuole bene e che non perde occasione per additarti al pubblico ludibrio.

Non hai un Dio a cui chiedere conforto? L’intelligenza, la ragione, non bastano più? E allora non fare domande, non ricercare la ragione ultima delle cose, se devi ridurti così. Vivi e basta. Per il gusto di vivere. Permetti a chi ti sta vicino di penetrare la tua corazza e di entrare nel tuo mondo. Impegnati nel sociale, fai qualcosa per gli altri, esci dal tuo egoismo. Ricostruisciti nell’anima prima e nel fisico poi, e abbandonati poi senza timore alcuno qualora dovessero risvegliarsi sensazioni e sentimenti a cui da tempo immemore hai rinunciato. Infine, non commiserarti e soprattutto non cercare scuse: ognuno di noi è il principale imputato per i propri fallimenti. Ricordati che questo tuo comportamento non è sinonimo di coraggio, al contrario è fuggire dalle proprie responsabilità, è non accettare il calvario di miserie e grandezze con cui l’essere umano quotidianamente è costretto a cimentarsi.

Non aggiungo altro. Auguri.

[Luigi Lavorgna, “I cavalieri del re”, 2009, RCS libri]

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