“Se vuoi una vita, rubala”

Un’altra frase che ha catturato la mia attenzione girovagando in Rete, attribuita a Lou Von Salomè, è: “Il mondo non ti regalerà mai nulla, credimi, quindi se vuoi una vita, rubala”. Qualcuno ha commentato: “Rubare è termine brutale vuol dire mettere le mani nelle tasche altrui. Io avrei detto conquistati la vita”.

Personalmente ritengo che si tratti di un consiglio eccellente. Prima di motivare il mio pensiero, faccio una premessa… quand’ero ragazzino Continua a leggere ““Se vuoi una vita, rubala””

Emanuele Severino. Che cos’è la Tecnica (1999)

CENTRO STUDI "KULTURTHEK"

SEVERINO: Mi chiamo Emanuele Severino. Il tema di questa puntata è “Che cosa è la tecnica?”. Noi potremmo ritradurlo nella problematica costituita dal rapporto tra scienza e tecnica. Riguardo questo tematica è possibile visionare una scheda introduttiva. La tecnica è l’insieme degli strumenti e delle procedure con i quali gli esseri umani perseguono i loro scopi e costruiscono il loro mondo. Per questo motivo il livello tecnologico è il segno del progresso della civiltà, della qualità della vita materiale, ma anche dei progressi della conoscenza. Tuttavia, a partire da un determinato periodo storico in avanti, quella riguardante la tecnica è divenuta una questione controversa, in particolare nel secolo scorso, come reazione all’avanzamento della società industrializzata. Ciò che risulta maggiormente foriera di timori è la considerazione che la tecnica, da semplice strumento nelle mani dell’uomo, possa diventare un meccanismo con scopi propri. L’immaginazione fantascientifica ha prodotto alcune raffigurazioni inquietanti di un…

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Occorre non dimenticare, “prima di tutto: il miserevole squallore di un mondo in cui gli esseri viventi traggono la propria esistenza dal divorarsi l’un l’altro …, A. Schopenhauer, da Parerga e Paralipomena

Il pensiero di Emanuele Severino nella sua "regale solitudine" rispetto all'intero pensiero contemporaneo

Occorre non dimenticare, “prima di tutto: il miserevole squallore di un mondo in cui gli esseri viventi traggono la propria esistenza dal divorarsi l’un l’altro, e i travagli e le angosce che nascono da quella situazione e affliggono tutto ciò che ha vita; il gran numero e l’enormità dei mali, la varietà e l’ineluttabilità delle sofferenze, che, spesso, si fanno spaventose; lo stesso peso della vita in sé, e il suo correre verso l’amara, squallida morte -. tutto ciò non può onestamente conciliarsi con l’idea di chi vede nel mondo l’opera di un essere che riunisca in sé la somma bontà, la suprema saggezza e l’onnipotenza. Levare alte grida contro un pensiero del genere è altrettanto facile quanto è difficile trovare argomentazioni plausibili per sostenerlo”.

(A. Schopenhauer, da Parerga e Paralipomena).

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K. tra rinuncia e partenza

<<La meta del viaggio è Via-di-qua: via dalla rinuncia al senso della vita. La Partenza è il primo atto di ribellione necessario contro la Rinuncia, perché chi rinuncia si trova, prima o poi, senza vita o addirittura contro la vita. Chi è vicino a noi non capirà: solo noi abbiamo sentito il suono della convocazione. Siamo noi a decidere e niente di quello che ci hanno dato finora può «salvarci», perché il cammino è lungo quanto tutta la nostra anima, sulla cui irripetibile via non ci si può nutrire di nessun’altra provvista se non quella che vi si trova o vi si riceve, perché solo la ricerca di senso rende il senso già presente. Possiamo certo ignorare la chiamata, ma si ripresenterà, con il passare del tempo, più forte e dolorosa, quanto più vicina sarà l’ultima chiamata, quella per cui la Partenza sarà inevitabile. Cacciamo via i guardiani, interni o esterni, dell’assenza di scopo. Andiamo Via-da-qua, via dall’ultimo banco della vita: la Rinuncia. È l’ora della Partenza. Il viaggio sarà (Kafka usa ungeheur, parola tedesca bellissima per estensione di significato e centrale nella sua creazione artistica): enorme, tremendo, spaventoso, immenso, straordinario, incredibile. Proprio come la vita.>>

[Alessandro D’Avenia – K. tra rinuncia e partenza – Corriere della Sera del 23/09/2019]

SCHEDA N. 14

Film “Miracle”

 

I PARTE

LA TRAMA

É la storia della squadra statunitense di hockey su ghiaccio allenata dal prima campione poi allenatore Herb Brooks, interpretato da Kurt Russell, che vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi invernali del 1980, sconfiggendo la favorita squadra sovietica.

In un crescendo di sfide sportive che si intrecciano con le difficoltà dell’allenatore di far accettare le proprie proposte, nonostante la solidarietà e la fiducia dei tecnici per una sfida all’apparenza impossibile. Tensioni e nervosismi tra i giocatori Continua a leggere “SCHEDA N. 14”

Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo…

<<Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatré anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.

Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto – tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento – sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.>>

[Steve Jobs – “La vita di un genio che ha cambiato le nostre vite” di Hungry-Foolish – INSTANT BOOK CORRIERE DELLA SERA – Ottobre 2011.]

25.

<<Essere l’uomo più ricco del cimitero non mi interessa. Andare a letto ogni sera sapendo di aver fatto qualcosa di meraviglioso, questo è importante per me>>.

[Steve Jobs]

È mai esistito il futuro?

Un caffè filosofico

Di fronte alla perdita di un futuro (o del futuro) di cui ci lamentiamo [vedi l’articolo di Giorgio Agamben], sento la necessità di soffermarmi a pensare.

Il filo d’Arianna potrebbe essere la storia del nostro pensiero speculativo, quello sorto 2700 anni fa, secolo più o secolo meno. E dunque: i Greci avevano un futuro? I presocratici, i grandi ateniesi del V secolo, gli accademici e gli eruditi ellenisti, pensavano al futuro? A giudicare dalla loro concezione del tempo, un eterno ritorno governato dalla razionalità, si direbbe proprio di no. Che futuro può esserci in un presente che si ripresenta? Qui però occorre fare una puntualizzazione. Il Futuro in quanto tale è una dimensione dello spirito (per gli agnostici, diciamo dell’intelligenza); non c’è futuro per le “cose”. In questa delimitazione, è d’obbligo un ulteriore chiarimento: il futuro, a chi dovrebbe appartenere (per il momento infatti non abbiamo ancora deciso se…

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