Quando me lo dicevano non me ne davo per inteso. Rimandavo, rimandavo… quando sarò maggiorenne, quando prenderò il diploma, quando prenderò la laurea, quando comincerò a lavorare, quando… e intanto il tempo scappava ed io non me ne accorgevo neanche, occupato com’ero a fantasticare sui successi che avrei mietuto e i grandi traguardi che avrei toccato. In pratica, a parte qualche eccezione, ho fatto della procrastinazione, una professione.

   Cazzeggia oggi, cazzeggia domani… improvvisamente mi sono ritrovato avanti negli anni e, per dirla con mio padre, mi ritrovo <<cornuto e mazziato>>.

   Oggi che finalmente ho raggiunto la consapevolezza di aver sprecato buona parte della mia vita, quella più importante e sarei pronto a scalare le montagne, la memoria non mi supporta più e resto inchiodato ai blocchi di partenza.

   I pensieri sfuggono senza che io riesca ad acchiapparli. Il tempo di prendere carta e penna per annotarli e già sono scappati via con mia grande costernazione. Comincio a scrivere una frase ma non riesco a concluderla come l’avevo pensata perché dimentico qualche parola. Spesso dimentico anche di prendere qualche medicina; oppure andando da una stanza all’altra per prendere qualcosa, devo tornare indietro perché ho dimenticato cosa dovevo fare.

   È una frustrazione continua, che diventa disperazione nel momento in cui focalizzo che non si può riscrivere la sceneggiatura della propria vita.

Luigi Lavorgna

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