Paolo e Francesca – La storia di Francesca da Rimini è un film del 1950, di produzione italiana, diretto dal regista Raffaello Matarazzo e interpretato da Odile Versois e Armando Francioli.

La trama

   Siamo nel 1277, Ravenna, governata dal Conte Guido, è assediata da Gianciotto Malatesta Signore di Rimini. Il combattimento prosegue da tre mesi. Ravenna resiste. Il Malatesta è arrabbiato e, durante una riunione, striglia i suoi capitani. Viene consigliato di scendere a patti con la città di Ravenna ma rifiuta. Intanto il fratello Paolo Malatesta, di ritorno da una perlustrazione, informa che i ravennati stanno ammassando sacchi di grano nei granai per cui sarà difficile che si riesca a conquistare la città. Paolo propone al fratello di bruciare i granai e si offre di farlo lui stesso. Si traveste da popolano e penetra nelle mura della città. Raggiunge il deposito, ma viene scoperto ed è costretto a scappare. Viene inseguito. Ferito, viene accolto in un convento.

   Riceve le cure da una giovane di bell’aspetto e dai modi gentili. Subito nasce una simpatia tra di loro e prima di andar via, Paolo le promette che ritornerà e non da nemico.

   Per far cessare le ostilità, Gianciotto chiede in moglie l’unica figlia del Signore di Ravenna.

   Paolo si reca a Ravenna su incarico del fratello per sposare, per procura, la contessina Francesca.

La sposa in un primo momento è contentissima quando vede Paolo: lei è la ragazza che l’aveva curato quand’era ferito; ma poi restano entrambi delusi. Il matrimonio si celebra e la sposa viene accompagnata al castello dallo stesso Paolo, dove entrambi troveranno la morte.

L’incontro

   Ferito, Paolo Malatesta bussa alla porta di un convento che si trova nei pressi. La porta viene aperta da una giovane laica che, vedendolo ferito, lo fa entrare. Arrivano anche gli inseguitori e minacciano di sfondare la porta. Paolo si nasconde. La ragazza apre uno spiraglio e cerca di impedirne il passaggio, ma questi entrano di forza. Accorre la madre superiora che dice agli scalmanati:

<<Non potete entrare. Non sapete che questo luogo è sacro? Qui non si entra!>>

<<Perdonate reverenda – insistono – ma cerchiamo un uomo.>>

<<Una spia>> aggiunge un altro.

<<Chiunque esso sia, se anche fosse entrato in questo luogo sacro avrebbe diritto ad asilo. Ma qui non c’è nessuno. Cercate altrove…. qui c’è soltanto gente che soffre e ha bisogno di pace. Andate!>>

<<Chiudi!>> dice rivolta alla ragazza. Poi vedendo che il giovane è ferito aggiunge: <<Conduci questo poveretto alla medicazione.>>

   Poi, rivolta a Paolo: <<Questa è la casa del Signore e il diritto d’asilo è sacro per chiunque.>>

   Paolo segue la giovane e dice: <<Vi devo la vita… senza di voi mi avrebbero preso. Perché lo avete fatto?>>

<<Ho già visto uccidere… è mostruoso. Venite, devo medicarvi>> risponde lei.

   Passano nel cortile dove, sdraiati su dei pagliericci, ci sono molti feriti che vengono accuditi dalle suore.

   Giungono in infermeria, lui si accomoda su di una sedia, lei attinto un secchio d’acqua dal pozzo, lava e disinfetta la ferita…

<<Vi faccio male?>> chiede.

<<No… ho sete>> risponde lui.

Gli versa l’acqua in una ciotola e gliela porge. Dopo essersi dissetato, le chiede:

<<Siete una novizia?>>

<<No… la badessa mi permette di venirla ad aiutare…. Questi infelici hanno bisogno di cure… io so fare così poco.>>

Comincia a bendarlo…

<<Avete delle mani belle e leggere. I feriti devono credervi un angelo.>>

<<No, non ditelo… non si vede che sangue qui. Sangue e dolore.>>

<<La vita non è tutta così. C’è anche altro.>>

<<Non lo so. Ma a che serve? L’odio sommerge tutto. Guardatevi intorno… c’è gente che non sa perché muore e perché ha ucciso.>>

<<Avete ragione, ma la guerra è un terribile istinto al quale non si resiste… come l’amore.>>

<<L’amore è un dono di Dio, è il compenso più bello a qualsiasi sacrificio.>>

<<Quando è vero!>>

<<Quando è amore!!>>

<<La vostra voce trema come quando avete mentito per salvarmi. Avete avuto paura?>>

<<Temevo di dovermi pentire. Il mio gesto poteva generare altro male, altro dolore, altro sangue.>>

<<E perché mi avete aiutato, sapendo che sono un nemico? Non credete che potrei ancora fare del male?>>

<<Voi solo lo sapete! Non io.>>

<<Siete ancora in tempo, sono in mano vostra. Chiamate e mi prenderanno.>>

   Lei si affaccia alla finestra e chiamando un monaco dice ad alta voce: <<Fratello!>>

<<Eccomi.>>

Paolo è preoccupato, ma lei gli dice:

<<Chiederò alla Badessa di farvi uscire da Ravenna. Il convento ha privilegio di traghetto sul canale, in pace e in guerra, egli vi indicherà la strada. Passate accanto al fondaco del grano e nessuno potrà molestarvi.>>

<<Ma voi sapete che sono entrato in Ravenna per incendiare il vostro grano!?>>

<<Lo so.>>

Poi rivolta al monaco dice:

<<Condurrai questo giovane al di là del canale.>>

E Paolo, nell’accomiatarsi, dice:

<<Tornerò in Ravenna, ma non più come nemico… ve lo prometto.>>

(Continua)

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