Il sacrificio

   Ritornato all’accampamento del fratello, Paolo, è pensieroso e cerca la solitudine… è facile dedurre che il suo pensiero è per la giovane ravennate che gli ha salvato la vita. Intanto, il fratello lo convoca e gli comunica di voler cambiare strategia: vuole prendere in moglie l’unica figlia del Conte Guido, Signore di Ravenna, cosicché avrà la città di Ravenna senza spargere altro sangue.

Il Malatesta chiede una tregua e i suoi inviati contattano il Conte Guido per proporre il matrimonio.

   <<Francesca – dice il Conte a sua figlia raccolta in preghiera nella Cappella di famiglia – continua a pregare, avrai più forza per ascoltare quanto sto per dirti… e anch’io. Dio ha voluto metterci alla prova. I messi del Signore di Rimini hanno dettato le condizioni della pace. Non sono dure che per me e per te. Il Malatesta toglierà l’assedio e stringerà con noi un’alleanza senza limiti di tempo ma ad un patto: che le tue nozze con lui siano il pegno della pace.>>

   Lei lo guarda smarrita: <<Le mie nozze, padre!? Con un nemico?>>

<<È un sacrificio, lo so. E non posso costringerti.>>

<<Oh no, padre! No! Non posso.>>

<<Ho chiesto tempo fino al tramonto per rispondere. La tua povera mamma quando ci lasciò ti ha affidata a me perché ti facessi felice…. Ed io preferirei dare mille volte la vita che chiederti di doverti piegare… ma tu sai qual è il nostro stato, sai in quale situazione disperata si trova la nostra città e tuttavia non ti farò alcun obbligo, il Consiglio è con noi e con te e accetterà la tua decisione qualunque essa sia e a qualunque conseguenza possa condurre. Ora ti lascio, avrai modo di riflettere in pace.>>

   Lei s’inginocchia davanti all’altare e si lascia andare al pianto. Dopo qualche tempo si rialza e nei suoi occhi c’è una nuova determinazione.

   Chiama la governante e, con voce ferma, dice: <<Dammi il mantello, dobbiamo uscire.>>

   Si avviano per le strade della città. Le donne che incontra la pregano di intercedere per loro e di accettare il matrimonio per mettere fine alla guerra e avere finalmente la pace. Le mostrano bambini in fasce, vede morti che vengono trasportati sopra barelle di fortuna… rimane toccata nel profondo.

   Raggiunta l’Abbazia, rivolta alla Reverenda Madre, dice: <<Oh, Reverenda Madre, vi supplico, aiutatemi. Fate che io possa prendere il velo. Vi scongiuro, aiutatemi.>>

<<Figliola calmati. Nessuno che abbia cercato rifugio qui è stato mai respinto. Lo sai. Rispondimi, devi essere sincera con me per poterlo essere con te stessa. È soltanto la ripulsa per queste nozze che ti ha condotta qui a chiedermi di entrare in convento?>>

<<Sì, Madre.>>

<<Sei sicura che non c’è altro nel tuo cuore? Ne sei sicura?>>

Lei abbassa lo sguardo e poi dice: <<Oh, Madre, è vero! Quel giovane che si rifugiò qui dentro l’altro giorno, non fu soltanto la pietà che mi spinse a salvarlo. Non avevo mai provato quello che provai quando lo vidi dinanzi a me, quando mi parlò fissandomi negli occhi.>>

<<Il Signore nella sua infinita bontà ti ha concesso un dono magnifico da offrirgli in cambio della Sua Grazia. Non sarà soltanto al rancore, alla ripulsa, all’orgoglio che dovrai rinunziare, ma a qualche cosa di infinitamente più puro e più prezioso.>>

<<All’amore…>> e piange.

<<Il Dio dona, il Dio toglie, sia benedetto il Suo Nome. Se saprai trovare la forza per vincerti, per offrire a Lui questo tuo sacrificio, avrai la pace nel cuore.>>

<<Datemi la vostra benedizione, Madre. Ho compreso qual è il mio dovere per il bene di tutti.>>

Una gioia effimera

   Paolo Malatesta alla testa di un corteo si reca in Ravenna. Le ancelle corrono da Francesca dicendo:

<<Se vedeste come è bello!>>

<<Sembra San Michele Arcangelo>> aggiunge l’altra

<<Venitelo a vedere Signora.>>

<<Non è come ve l’hanno descritto>> fa eco l’altra.

Francesca guarda dalla finestra e nel riconoscere Paolo sbianca in volto…

<<Lui il mio sposo!? – dice e in trance, vaga per la stanza – non è possibile!>>

Le ancelle occorrono:

<<Signora che avete?>>

<<Non è nulla.>>

Accorre anche la governante:

<<Vergine santa! Che c’è? Solo al vederlo ti ha impaurita?>>

<<È lui Lisa! Si è lui… oh, sono tanto felice… vieni Lisa, aiutami. Dammi un’altra veste, più chiara, più semplice, voglio essere bella. E toglietemi queste perle… mi ingoffano, presto, presto.>>

Si avvicina di nuovo alla finestra e dice:

<<Dovevo capirlo, per questo ha chiesto la tregua. Non sapeva, aveva indovinato ed io che non volevo…>>

Il corteo raggiunge il palazzo e Paolo, rivolto al Conte Guido, dice:

<<Solo la pace poteva darmi tanta gioia di entrare in Ravenna Conte Guido.>>

<<E solo la pace – ribatte il Conte – poteva farvi accogliere dentro le nostre mura Paolo Malatesta.>>

<<È la maniera che preferisco.>>

<<Anche noi. Dov’è vostro fratello?>>

<<Gianciotto ha voluto condurre lui personalmente l’esercito fuori del vostro territorio, Conte, per impedire che vi recasse altro danno. Io sono qui in sua procura per le nozze che gli avete fatto l’onore di concedergli. Sarò io a pronunciare per lui la formula del rito, ma, secondo l’uso, sarà la sua spada a rappresentare la sua persona.>>

<<Vostro fratello non poteva scegliere un messo più gentile, né un simbolo più nobile. Da oggi, se questa spada sarà snodata, la mia lo sarà pure, per la causa comune.>>

Suggellato il patto di alleanza.

Paolo:

<<È per noi grande titolo di fierezza aver combattuto contro di voi, Conte Guido. Lo sarà ora d’orgoglio questa alleanza in pace e in guerra.>>

Si abbracciano.

<<Il vincolo che da oggi lega le nostre due casate porti soltanto la pace nella nostra terra – dice il Conte – questo è il mio voto, Paolo Malatesta.>>

<<E questo è anche il nostro Conte.>>

(Continua)

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