Leonardo Sciascia, nel romanzo “Il giorno della civetta”, divide l’umanità in cinque categorie: gli uomini, i mezzi uomini, gli ominicchi, i piglianculo e i quaquaraqua. “Pochissimi gli uomini; i mezzi uomini pochi, che mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezzi uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione delle anatre.” Come si evince agevolmente gli uomini scarseggiano, sono rari. Ma chi può essere considerato un uomo vero? Innanzitutto diciamo che sono diverse le accezioni del termine ed esiste più di uno stereotipo che rende la situazione più complessa.

   Nell’immaginario collettivo, la locuzione “vero uomo” è, innanzitutto, sinonimo di virilità: il riferimento è all’efficienza sessuale del maschio e ai suoi “attributi”. Ma è anche riferita all’uomo che non piange, oppure all’“uomo che non deve chiedere mai”. Definizione, quest’ultima, veicolata dalla pubblicità.

   Poi c’è il termine “macho”: che viene utilizzato per identificare un uomo che ostenta atteggiamenti che manifestano sicurezza, forza e aggressività esagerate.

   Un’altra locuzione utilizzata frequentemente è “fai l’uomo”, che vuol dire sii coerente con tutte le peculiarità appena esposte.

   Dulcis in fundo voglio ricordare “uomo d’onore” che identifica l’uomo che onora la parola data e tiene fede agli impegni presi, un uomo che non tradisce i propri compagni.

   Naturalmente quelli che ho menzionati sono più o meno opinioni condivise dalla maggioranza delle persone, ovviamente fatte salve le eccezioni sotto forma di personalizzazioni attuate a livello territoriale.

   Personalmente ritengo che sia un vero uomo chi dimostra con i fatti di non essere un buffone! Una volta, era più facile imbattersi in veri uomini, mentre i giovani di oggi sono affetti da una certa fragilità emotiva: a volte basta un rimprovero, oppure una delusione amorosa o un brutto voto a scuola e ci si toglie la vita. Ai miei tempi era diverso. Sopportavamo senza lamentarci duri castighi. Eppure, prendevamo tante di quelle legnate! A cominciare dai genitori che ci imponevano una dura disciplina anche ricorrendo alle maniere forti. E che dire dei “maestri” della scuola elementare che non facevano certo economia nel dispensare ogni genere di “sevizie”, sia fisiche che morali. E mai una volta che ci fossimo permessi di pensare al suicidio perché eravamo resilienti, sopportavamo il dolore, il sacrificio. Anche tra noi ragazzi ci si menava. Quante scazzottate… qualche livido, qualche ammaccatura che scompariva dopo qualche giorno e tutto come prima. Oggi, invece…

   Essere un uomo vero vuol dire essere se stessi, liberandosi di tutte le pastoie che appesantiscono il percorso di vita, ossia dei pregiudizi e di qualsiasi condizionamento culturale. Ancora, compito primario di un uomo degno di questo nome è porsi domande, cercare risposte e guardare in faccia la realtà.

Luigi Lavorgna

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...