Per destino s’intende:

  1. la necessità che determina gli eventi e che appare esterna e superiore alla volontà dell’uomo;
  2. la predeterminazione della vita umana in forza della quale il futuro è già deciso;
  3. la destinazione, il recapito.

   In tutti e tre i casi l’interpretazione personale gioca un ruolo importante in quanto la nostra percezione influisce pesantemente sulla nostra vita.

   Nel primo caso la nostra vita è condizionata da una serie di eventi che sfuggono al nostro controllo che ci forniscono l’alibi per tacitare la nostra coscienza.

   Il secondo caso rafforza l’alibi in quanto, essendo il mio futuro già deciso, non servirebbe a nulla ogni mio sforzo per cambiare il corso delle cose.

    Il terzo caso, infine, trattandosi di un’interpretazione libera da ogni condizionamento, ci consente di fare liberamente le nostre scelte e di cogliere tutte le opportunità che ci si presentano

   Delle tre interpretazioni, la seconda è quella più deleteria, in quanto, nella convinzione che, come recita un vecchio adagio, “destino dato, fuggire non puoi”, non faremmo nulla per sottrarci ad una sorte già scritta, anche se ingrata, e tantomeno cercheremmo di invertire la rotta.

   Perché?

   Probabilmente, perché è comodo, perché cambiare il proprio destino in corso d’opera presuppone impegno, lotta e sacrifico che non tutti sono disposti a mettere in campo considerata la convinzione di non poter incidere. Tra l’altro, non tutti sono in possesso di una “cassetta degli attrezzi” adeguata. Da qui a cedere alle seduzioni dell’abbandono, inteso come rinuncia a qualcosa, in questo caso alla vita, il passo è breve.

   Le “sirene” sono meravigliose, ammaliano ed abbagliano, ma…

   È bello scansare le responsabilità e abbandonarsi inerti al flusso degli eventi, osservarli con distacco senza lasciarsi coinvolgere. Guardiamo sempre il lato bello delle cose e ignoriamo deliberatamente che c’è l’altra faccia della medaglia che parla di rinuncia, di ritiro, di mancanza di coraggio, di abdicazione. Basterebbe soffermarsi a guardare lo scenario relativo alle vecchie automobili pronte per essere rottamate, ammassate l’una sull’altra, o i vecchi mobili e altri oggetti nelle discariche o peggio ancora abbandonati ai lati delle strade… che squallore!

   Lo stesso dicasi per la nostra autostima che passo dopo passo viene rottamata. Soprattutto quando siamo stanchi, al limite delle nostre forze e tartassati dalla vita, abbandonarsi, rinunciare, è una tentazione che ci seduce… come venirne fuori?

   Consapevolizzandoci che quello che siamo stati non ha nulla a che vedere con quello che siamo adesso: non posso tornare indietro a quando avevo quindici anni. La vita è ricerca, trasformazione. Interroghiamo noi stessi e troveremo tutte le risposte.

Luigi Lavorgna

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