«Scopri il tuo sogno e amalo in modo totalizzante. Non devi diventare me, ma la migliore versione possibile di te» consigliava Kobe Bryant leggendario giocatore di basket alla figlia Gianna. Domenica 26 gennaio 2020, padre e figlia sono deceduti entrambi: l’elicottero sul quale viaggiavano è precipitato. La notizia, vista la caratura dell’atleta, considerato uno dei più grandi giocatori NBA di tutti i tempi, ha avuto una risonanza mondiale.

   <<Più giovane debuttante nella lega professionistica americana, a 18 anni e 72 giorni, Bryant ci mise un po’ a capire (e a far capire) quanto fosse forte, poi nel secondo anno di Nba si rese conto di essere speciale. “Fu un’illuminazione. Durante un time out dico a un mio compagno: ora facciamo così, io prendo palla qui, tu ti sposti lì, il difensore farà questo, tu farai quest’altro, io mi muovo così, pà-pà-pà, e facciamo canestro! Lui mi ha guardato con gli occhi sgranati e ha risposto: ehhh?! Ho realizzato che vedevo il gioco molto più avanti degli altri”>> scrive Roberto De Ponti [https://edicola-pdf.corriere.it/sfogliatore/index.html?group=CORRIEREFC&codtestata=1&codedizione=1&datapubb=20190520#/sfoglio] commentando la notizia sul Corriere della Sera di ieri.

   Solitamente, di fronte a simili tragedie ci sentiamo coinvolti e abbozziamo qualche riflessione sulla fugacità della vita. Ma è solo un breve momento di debolezza: qualche attimo e il tran tran quotidiano riprende il sopravvento.

   Prima che la notizia cada inesorabilmente nell’oblio, vorrei soffermarmi un momentino sulla frase di Kobe citata in apertura. «Scopri il tuo sogno e amalo in modo totalizzante. Non devi diventare me, ma la migliore versione possibile di te» è un consiglio che opportunamente metabolizzato permetterebbe di fare passi giganti nel percorso di crescita. Non siamo il clone di nessuno e, anche se i geni ereditari sono un elemento che influenza il nostro carattere, comunque rappresentano una variabile che interagisce con quella ambientale. Fattori neurologici ed endocrini presenti fin dalla nascita e l’influenza ambientale quali la famiglia, la scuola, il gruppo dei pari, ecc., determinano la personalità di un individuo. Comunque in modalità non del tutto deterministica.

   Come sempre, non è la cosa in se stessa a fare la differenza, ma l’uso che ne facciamo.

   Pertanto, vorrei invitare soprattutto i più giovani a tenere nella giusta considerazione il consiglio dato da Kobe Bryant alla figlia che potremmo considerare il suo testamento morale.

Luigi Lavorgna

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