La domanda alla quale oggi cercheremo di dare una risposta è: <<A prescindere dall’emergenza “coronavirus”, l’uomo è davvero libero, oppure la libertà è soltanto un’utopia?>>

   <<La Libertà è come l’aria: ci si accorge quanto vale quando comincia a mancare>> sottolineava Piero Calamandrei, avvocato, politico e accademico italiano del secolo scorso. Come dargli torto?

   Credo che mai come in questi giorni di clausura forzata ci si sia resi conto di quanta verità contengano queste parole. Se ci riflettete un attimino, converrete anche voi che una cosa l’apprezziamo solo quando non l’abbiamo.

   Questo aforisma del Calamandrei, che si auto-legittima quotidianamente allorquando, indossati i panni del consumatore, come bravi soldatini ci spremiamo le meningi per acquistare beni superflui idonei a soddisfare dei bisogni indotti dalla pubblicità e per omologarsi all’esercito dei consumatori incalliti.

   <<L’uomo moderno – scrive Erich Fromm in Fuga dalla libertà – liberato dalle costrizioni della società pre-individualistica, che al tempo stesso gli dava sicurezza e lo limitava, non ha raggiunto la libertà nel senso positivo di realizzazione del proprio essere: cioè di espressione delle sue potenzialità intellettuali, emotive e sensuali. Pur avendogli portato indipendenza e razionalità, la libertà lo ha reso isolato e, pertanto, ansioso e impotente. Questo isolamento è intollerabile e l’alternativa che gli si presenta è la seguente: o sfuggire dal peso di questa libertà verso nuove dipendenze e sottomissioni, o progredire verso la piena realizzazione della libertà positiva che si fonda sull’unicità e sull’individualità dell’uomo.>>

   Il vero problema è che l’uomo ha paura della libertà: essere libero vuol dire dover prendere delle decisioni, e prendere decisioni comporta rischi e assunzione di responsabilità Pertanto, meglio delegare ad altri.

   Il filosofo Umberto Galimberti, in risposta alla domanda: “Che cosa può dirci a proposito della libertà?” dice: <<Che non esiste. C’è un’idea di libertà – a cui fa comodo credere e far credere – ma la libertas nel suo significato originale, intesa come capacità dell’essere umano di autodeterminarsi, è una pura illusione. Certo, abbiamo la possibilità di compiere delle scelte e di orientare il nostro cammino, non siamo degli schiavi né il nostro destino è scritto, ma di fatto ogni individuo è fortemente influenzato nel suo modo di essere dalla natura (ovvero l’aspetto interiore ed esteriore che riceve dal patrimonio genetico) e dall’ambiente (la famiglia, la scuola, la società, il luogo, il tempo ecc). Pertanto, la libertà è anche un qualcosa che confligge con l’identità di ciascuno, frutto di un insieme di elementi che si mescolano fra loro, rendendo ogni persona unica e diversa da tutte le altre.>> [https://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/umberto-galimberti-la-liberta-e-l-amore-il-filosofo-si-racconta-ad-affari-492991.html?refresh_ce]

   Sempre Galimberti rileva che noi chiamiamo libertà la condizione umana che è una condizione di indeterminatezza perché l’uomo, unico nel mondo animale, non è codificato dagli istinti (risposta rigida ad uno stimolo). Gli istinti sono un codice per cui la gazzella appena nata sa quello che deve fare, mentre l’uomo non lo sa e, pertanto, deve ricorrere all’educazione per acquisire gradatamente i codici.

   Riepiloghiamo un attimino. Per Calamandrei, scopriamo il valore della libertà quando comincia a mancarci. Per Fromm, nonostante l’uomo d’oggi abbia raggiunto la libertà comunque non riesce a usarla per realizzare completamente se stesso, esprimendo liberamente le proprie potenzialità; anzi, addirittura sembra che la libertà lo abbia reso fragile e impotente. Per Galimberti, nonostante l’uomo abbia la possibilità di compiere delle scelte ed orientare il proprio cammino, dal momento che siamo condizionati dalla natura e dall’ambiente, di fatto la libertà confligge con la nostra identità.

   Indubbiamente, è una verità difficile da accettare in quanto, quotidianamente, cercano di convincerci che siamo uomini liberi, padroni della nostra vita e che tutto è possibile. Questa cosa mi fa tornare in mente un episodio del tempo che fu. Mi ero diplomato ragioniere da qualche giorno, quando una sera venne a casa un amico chiedendomi di scrivergli una lettera per una ragazza che stava corteggiando. Tra una cosa e l’altra, parlando del più e del meno, lui sosteneva che l’uomo essendo “cacciatore” era lui a scegliere la “preda”, pardon, la ragazza, da cacciare. Al che replicai che le cose non stavano esattamente così e cercavo di fargli capire che l’uomo, in realtà è una preda in quanto, se non ti sceglie la donna, hai voglia di sbattere la testa. Se ne andò convinto che non capivo niente. Morale della favola, si sposarono, ma dopo circa tre anni di matrimonio la moglie se ne scappò con un altro!

<<Perché l’individuo – si domandava il filosofo Nicola Abbagnano nel libro Ricordi di un filosofo – deve sottostare, nella sua condotta, a regole che non ha contribuito a formulare e per le quali non si è personalmente impegnato? Perché non può seguire la propria ispirazione o gli impulsi che urgono dentro di lui, anche quando sono contrari alle regole comunemente accettate?>>

   Sono le stesse domande che spesso ci poniamo anche noi. Molte persone, infatti, sono convinte che le regole ostacolano l’esercizio del diritto alla libertà di ognuno. Basta riflettere un momentino per rendersi conto che, è vero che la libertà è un diritto imprescindibile e che bisogna lottare per preservarlo, ma è altrettanto vero che senza regole e, pertanto, senza legalità, non esisterebbe la libertà ma solo il caos.

   Spesso viene tirata in ballo la locuzione “legge della giungla”, per indicare l’assenza di norme certe che regolino i rapporti interpersonali e, pertanto, chi è più forte prevarica gli altri. Pensate agli squali della finanza, ai corrotti che si annidano nell’apparato burocratico, ai truffatori, ai millantatori e via dicendo. Ci sono le regole, e vengono bypassate con nonchalance, immaginate se non ci fossero. Le regole proteggono la libertà, non la ostacolano!

   Un’ultima annotazione in tema di regole: come non esiste l’uomo infallibile, così non esistono regole assolute o infallibili; pertanto non bisogna mai interrompere il processo di ricerca di regole nuove o di conferma di quelle vecchie che hanno superato l’esame del tempo. È nostro dovere esercitare la vigilanza per evitare qualsiasi strumentalizzazione.

Per l’approfondimento consiglio il link:  [https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/17/rispettare-le-regole-e-un-aiuto-non-un-limite/884055/].

   La libertà è un bene prezioso che va tutelato, ma soprattutto non va abusato. La nostra giurisdizione finisce dove inizia quella altrui. Senza rispetto non può esserci libertà.

   <<L’uomo ha lottato, lotta per la libertà: la libertà fa progredire, sviluppa, è un qualcosa – scrive Giovanni Margarone sul suo blog [https://margaronegiovanni.com/2019/01/05/luomo-e-veramente-libero/] -che fa bene, il mondo di ieri, senza andare troppo indietro, quello dei nostri nonni, aveva poca libertà, nella miseria il popolo, oltre a soffrire la fame, non aveva diritto di esprimersi liberamente, non aveva diritto ad un’istruzione, non aveva diritto ad una posizione sociale, era privato sostanzialmente della propria dignità; milioni di persone erano nelle mani di pochi regnanti e oligarchie ristrette, dittature, dove erano ben definite invece le classi sociali che gestivano incontrastate il potere, ma la limitazione dei diritti elementari di ogni persona causata dalla completa soggezione ad un sistema non è la sola forma di privazione della libertà, paradossalmente l’uomo può essere schiavo di se stesso anche inconsciamente poiché vincolato dal suo stesso sistema di vita, perché influenzato dalla miriade di condizionamenti del mondo esterno.>>

   Come se non bastasse il fatto che, grazie ad una tecnologia che ha prodotto strumenti sofisticatissimi siamo tutti monitorati e l’apparato economico e quello politico, conoscono tutto di noi (cosa facciamo, cosa pensiamo, cosa mangiamo, come vestiamo, quali sono i nostri divertimenti preferiti e via di questo passo), siamo anche schiavi delle nostre abitudini. Fare sempre le stesse cose, seguire i soliti rituali, alla lunga diventa una farsa che va in scena quotidianamente spegnendo ogni barlume di creatività, ogni impulso di intraprendere nuove sfide. La routine, la monotonia, il fare sempre le stesse cose, non supportano la causa della nostra crescita.

   Le abitudini sono parte integrante della nostra vita: determinano il nostro modo di essere.

   Occorre, però, distinguere tra buone abitudini e cattive abitudini. Le buone abitudini ci tranquillizzano, rendono più facili ed efficienti le azioni di ordinaria amministrazione.

   Le cattive, ovviamente, possono causare danni incalcolabili e vanno messe assolutamente in condizione di non nuocere. Come? Estirpandole come l’erbaccia nel giardino.

   In tema di lotta alle cattive abitudini, vi propongo, integralmente, un articolo reperito sul sito “La mente è meravigliosa” – un sito che vi invito vivamente a frequentare [https://lamenteemeravigliosa.it/] – che credo possa offrire degli ottimi spunti per una riflessione.

   Smettere di essere schiavi

   <<Siamo schiavi della società! Siate obbedienti, studiate, lavorate, sposatevi, fate dei figli, aprite un mutuo, guardate la televisione, consumate e addobbate la casa per Natale. E soprattutto: non mettete MAI in discussione quello che vi è stato detto di fare.

   La società e la tradizione esercitano una forte influenza su di noi sin dal momento in cui nasciamo. Veniamo indottrinati per obbedire a regole e a istruzioni predeterminate dalla maggioranza e per rifiutare sistematicamente le nuove idee.

   Ci scoraggia far parte di una catena di vita prefabbricata, ma ogni tentativo di cambiamento lo associamo a frustrazione e fallimento. Fermarci a pensare di cambiare la nostra mentalità e prendere in mano la nostra esistenza ci pone di fronte alla paura della libertà.

   Sfruttiamo i meccanismi che garantiscono la paralisi psicologica della società:

la paura. Quanti più timori e insicurezze abbiamo, più avremo bisogno di protezione (lo Stato e le istituzioni diventeranno i nostri alleati);

l’autoinganno. Mentiamo a noi stessi per non dover affrontare le paure e le insicurezze inerenti a qualsiasi processo di cambiamento. Per ottenerlo basta guardare altrove, impiegare infinite forme di intrattenimento per evadere ventiquattro ore al giorno da noi stessi, vivendo quindi come se fossimo storditi;

la rassegnazione. Angustiati fisicamente e mentalmente, decidiamo di conformarci al resto, ritenendo che “la vita che conduciamo sia la unica possibile”. Assumendo di essere vittime delle circostanze, utilizziamo l’arroganza e il cinismo contro le persone che la pensano in modo differente per difenderci nel caso in cui ci sentiamo messi in discussione. Ci riempiamo di scetticismo per giustificare una vita di seconda mano. Infine, troviamo il meccanismo di difesa più crudele:

la pigrizia, il cui significato è “tristezza d’animo di chi non fa della sua vita ciò che intuisce o sa di poter realizzare”.>>

[https://lamenteemeravigliosa.it/smettere-di-essere-schiavi/]

   Dopo questa piccola carrellata, credo che sia arrivato il momento di ritornare alla domanda proposta nel titolo, ovvero, “la libertà è soltanto un’utopia?” e di abbozzare una risposta.

   Premesso che la risposta ognuno debba cercarla all’interno di se stesso, per me, la libertà è uno dei beni più preziosi che possano esistere, ed è un dono che effettivamente non apprezziamo se non quando ci viene a mancare; ma, considerato che nulla ci viene regalato, la libertà, ce la dobbiamo guadagnare. Ovviamente conquistare la libertà costa fatica, occorre impegno, dedizione, determinazione… ma ne vale la pena perché è veramente libero solo colui che dichiara guerra all’ignoranza, ai condizionamenti, ai pregiudizi, all’omologazione.

   <<È meglio vivere un giorno da leone che cento da pecora>> è un proverbio che durante la mia infanzia era diffusissimo. Il riferimento era alla brama di libertà. Libertà dalla fame e dalla miseria, nonché da un destino ingrato che sembrava inesorabilmente segnato.

   Infine, in chiusura, propongo questo bellissimo brano stralciato dall’articolo “Io sono un uomo libero” [http://www.inliberta.it/sono-un-uomo-libero/] rinvenuto in Internet e, anche in questo caso, invito tutti ad approfondire e a farne oggetto di attenta riflessione.

   <<Per me l’uomo non nasce libero – scrive l’autore –  ma che lo diventa solo quando comincia ad usare un bene meraviglioso che è proprio del suo patrimonio genetico e cioè il pensiero, e quando col pensiero comincia a rimettere in discussione ed eventualmente a correggere tutta la sua vita precedente. Questo perché, sin dalla nascita, egli è sottoposto ad un continuo condizionamento da parte di variabili esterne: condizionamento nell’educazione domestica, nel credo religioso, nel percorso degli studi, nell’impegno sociale e quant’altro. Libertà è invece una parola magica che se da un lato non si può sminuire con il solo significato etimologico preso da un qualsiasi dizionario, dall’altro, paradossalmente e contemporaneamente, può essere tradotta con due sole parole: coraggio e rettitudine. Uomo libero e retto è chi lascia questa eredità; è colui che ha il coraggio di analizzare il vizio e, confrontandosi con esso, di non lasciare che il vizio si impadronisca di lui; uomo libero e giusto è colui che con coraggio sceglie la strada più impervia e faticosa ma dignitosa rispetto a quella più agevole ma più contaminata da compromessi; uomo libero e retto è quello che pone la sua dignità e la sua morale al primo posto nella propria scala di valori e che non vende se stesso e la propria anima per nessuna cifra; uomo libero e retto è colui che non si vergogna di dire la verità anche quando essa può risultare sconveniente; ma uomo libero e retto è anche colui che si commuove tanto davanti allo spettacolo della bellezza della natura quanto davanti alle disgrazie dell’umanità; uomo libero e retto è colui che vive la propria vita secondo un’etica e nel rispetto di sé e degli altri; uomo libero e retto è colui che vive la sua vita al servizio degli altri e lascia negli altri un ricordo sempre vivo. Ecco allora che il coraggio della libertà diventa consapevolezza di essere, diventa modo di vivere, perché a mio modo di vedere la libertà è un lusso che nessuno può ricevere in eredità; tutti gli uomini devono conquistarla percorrendo strade insidiose e combattendo battaglie quotidiane.>>

   Ancora un’annotazione: a scanso di equivoci voglio chiarire che il compito che mi sono autoassegnato non è quello di fornirvi delle ricette infallibili che da brutti anatroccoli, dall’oggi al domani, vi trasformi in superbi cigni, ma semplicemente quello di indicare un percorso, dare delle indicazioni, suggerire degli spunti… il resto è nelle vostre mani.

   P.S. Non so quanti di voi si siano accorti che in apertura, parlando dell’accademico Piero Calamandrei, ho deliberatamente lasciato un periodo in sospeso. Consideratelo un test per individuare coloro che si distraggono facilmente. Nel caso, suggerirei un maggiore coinvolgimento o, in alternativa, di evitare di perdere tempo se non si è interessati.

Alla prossima.

Luigi Lavorgna

3 pensieri riguardo “2. La libertà, è soltanto un’utopia?

  1. La ringrazio di avermi citato nel suo articolo, ciò mi onora alquanto.
    Riguardo alla sua riflessione sulla libertà, concordo con lei sul fatto di quanto sia importante discutere sul concetto di libertà, un argomento che ritengo vada sempre e comunque dibattuto al fine di svegliare le coscienze, perchè mai deve essere considerata scontata. Ce ne siamo accorti proprio in questo periodo, in cui limitazioni imposte da decreti peraltro palesemente incostituzionali ci hanno indotto a riflettere sul significato di quanto sia fondamentale essere padroni di questo prezioso diritto.
    Richiamando i valori della Resistenza, è inconfutabile che questa sia esistita per rivendicare quella libertà soffocata dal Fascismo e dal Nazismo, oltre che per sconfiggere quelle dittature. Una libertà conquistata con il sangue, che ad ogni costo deve essere difesa se non vogliamo che i mostri del passato ripiombino su di noi. Socrate diceva che la realtà umana è instabile, perchè all’uomo sfugge la consapevolezza e aveva ragione. Se avessimo seguito il suo consiglio, il mondo non sarebbe sempre stato insanguinato dalle guerre e avrebbe sempre goduto di pace e libertà. Mentre Epicuro, con la teoria del limite, voleva consigliare all’uomo di appagarsi di ciò che gli stava intorno, senza cercare l’illimitato che non gli è mai appartenuto.
    L’articolo pubblicato e da lei citato appartiene al mio saggio Oltre l’orizzonte, YCP 2013, illustrato sul mio sito
    Grazie ancora e alla prossima.
    Giovanni Margarone

  2. Quante pippe teoriche per una cosa che in pratica è semplice: libertà è avere la libertà per scegliere anche ,se lo si desidera, di rinunciare ad essa. Per esempio quando si sceglie di trovare un lavoro o si sceglie di sposarci, fare figli, fare un mutuo,ecc.
    L’importante è che sia una libera scelta.

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