La poesia

<<La poesia è canto dell’infinito incastonato nel limite, innesto dell’invisibile nel visibile.>>

Meravigliosa questa definizione di poesia  estrapolata dal  libro di Alessandro D’Avenia, “L’arte di essere fragili – Come Leopardi può salvarti la vita.

Una seconda occasione

<<Quando le riserve dei Washington Sentinels lasciarono lo stadio quel giorno, non ci furono parate e coriandoli, né contratti per reclamizzare biscotti, bibite o cerali per la colazione: solo un armadietto da svuotare e rimediare un passaggio a casa, ma quello che loro non sapevano era che le loro vite sarebbero cambiate per sempre, perché avevano partecipato ad una grande impresa e la grandezza, per quanto breve, un uomo la porta sempre con sé. Ogni atleta sogna Continua a leggere “Una seconda occasione”

Leader per necessità

   Quando qualcuno ci dice quello che vogliamo sentirci dire, alzi la mano chi non è disposto a dargli credito. Non prendiamoci in giro, è la pura verità.

   Ricordo che agli inizi della mia carriera di docente, prima di riuscire a trovare la mia dimensione ero divorato dall’ansia. Ero ancora in “rodaggio” e il mio comportamento oscillava tra fare il simpatico, il severo, il comprensivo, ecc. ecc., in base alle esigenze del momento. A volte, però, capitava che nonostante tutta la mia buona volontà incappassi in qualche recidivo che non solo non lavorava, ma coinvolgeva anche i compagni, il che era una vera iattura. In una seconda – si trattava di un istituto tecnico commerciale – uno studente che aveva delle buone potenzialità non era troppo incline allo studio; sostanzialmente si limitava a fare il minimo sindacale e spesso disturbava la lezione.

   Arrivò il giorno del primo colloquio scuola-famiglia e lui si presentò accompagnato dal padre. Io informai quest’ultimo che il figlio si limitava a vivacchiare, senza infamia e senza lode, e che se avesse voluto, se si fosse dedicato seriamente allo studio, poteva diventare un leader e invece si accontentava di recitare in un ruolo marginale. A queste parole, gli occhi del padre si illuminarono… si rivolse al figlio dicendo: <<Salvatò, hai sentito? Un leader! Un leader, Salvatò!!>>

   Chi, quando gli si dice che il proprio figlio è un leader, non è lusingato?

   Vivaddio, essere leader significa essere una persona di riferimento che:

comunica sicurezza, fiducia;

   è una persona autorevole che merita rispetto;

   possiede spiccate capacità di comunicazione, quali ascoltare, capire, esprimersi in modo chiaro ed adeguato al contesto;

   ha la capacità di gestire un gruppo riuscendo ad ottenere i risultati voluti senza colpo ferire;

   ha la capacità di gestione dei conflitti all’interno del gruppo;

   riesce a stimolare ogni membro del gruppo in modo che ognuno dia il meglio di sé;

   prende decisioni senza farsi condizionare da pressioni esterne;

  ha la capacità di lasciarsi scivolare addosso odi e rancori, maledizioni, maldicenze, imprecazioni e altre negatività.

   Ah, quasi dimenticavo! Tornando al mio alunno, la storia ebbe un lieto fine: da quel giorno il ragazzo cominciò a studiare seriamente e ottenne degli ottimi risultati. Potenza della parola!

Luigi Lavorgna

L’inganno della vita

   “Ricordo ancora quella pagina di diario a me dedicata che una ragazza aveva scritto prima di spegnersi a causa dell’anoressia, in cui si augurava, commentando una frase di Bianca come il latte, rossa come il sangue, che un giorno qualcuno le avrebbe fatto indossare il vestito più bello per cui il suo corpo era fatto, e che lei in vita non era stata capace di riconoscere e provare. Quando ho letto quelle righe, che la madre aveva ricopiato per me ora che lei era morta, ho pianto l’inganno della vita che, come quel vestito, non si adatta mai ai nostri desideri di felicità.”

[Alessandro D’Avenia, L’arte di essere fragili].

“A scazzimme”

   Avete presente quella sensazione di irritazione che si prova quando al mattino capita di svegliarsi con gli occhi “appiccicati”, tanto che facciamo fatica ad aprirli, da addebitare a secrezioni notturne sedimentatosi in crosticine di colore giallo/verdognolo?

   “Pulisciti a scazzimme” suggeriva mia madre ogni qualvolta, da bambino, mi stropicciavo gli occhi con i pugni chiusi per liberarli dalle crosticine che mi impedivano di aprirli. Una bella lavata di faccia e il problema era risolto!

   Credo che questo “quadretto” sia un’eccellente metafora di vita: quando capita, ad esempio, durante il percorso di vita che, dovendo prendere un’importante decisione e le cose, a causa delle infinite idee che si affollano nella mente, non ci sono del tutto chiare, spesso prendiamo la decisione sbagliata.

   Cosa è consigliabile fare per evitare di pentirsi poi?

   Non è necessario lambiccarsi il cervello alla ricerca di chissà quale soluzione arzigogolata, basta semplicemente mondare gli occhi dalla “scazzimme” e metaforicamente parlando, mettere correttamente a fuoco le opzioni di scelta, dimodoché, raggiunto un livello più profondo di consapevolezza, sia più facile fare una scelta di cui non ci si debba pentire poi.

Luig Lavorgna