“A lavà a capa ‘o ciuccio se perde l’acqua e ‘o sapone”, ovvero “a lavare la testa al ciuccio si spreca sia l’acqua che il sapone”, è un antico adagio, autentico pilastro della cultura subalterna, molto in voga dalle mie parti, che mi ha accompagnato per tutta l’infanzia.

Oggetto del contendere sono le persone che hanno la “capa tosta” e non vogliono cambiare idea nemmeno di fronte all’evidenza.

Due le chiavi di lettura: una negativa e l’altra positiva; la prima offensiva e l’altra giocosa. Nel primo caso questo proverbio suona come una pesante offesa rivolta ai testardi che non vogliono assolutamente accettare il fatto che i propri convincimenti possano essere messi in discussione.

Nel secondo caso, possiamo considerarlo uno sfottò carico di ammirazione, per lo più finalizzato a mettere in risalto una ferrea volontà, prezioso carburante per aiutare a superare qualsiasi ostacolo.

Difendere le proprie idee è cosa buona e giusta, ma sostenerne ostinatamente la validità al di là di ogni ragionevole dubbio è pura follia.

Riagganciandoci alla prima chiave di lettura, aggiungiamo che discutere con una persona ignorante e dura di comprendonio che ignora deliberatamente qualsiasi confronto con gli altri è una pura perdita di tempo, con l’aggravante di sprecare energia e risorse.

Sullo stesso tono questa storiella che raccontavo spesso ai miei studenti per richiamare la loro attenzione.

Durante le prove di un’orchestra, un musicista esce fuori tempo e il direttore, interrompendo la prova, gli domanda: <<Che tempo è?>> E l’altro, rosso in viso, farfuglia qualche scusa. Si riprende. Dopo qualche tempo, il musicista distratto ci ricasca. Stessa scena di prima. <<Che tempo è?!>> chiede di nuovo il direttore con un tono di voce minaccioso. Di nuovo le scuse. Si riprende. Dopo qualche altro minuto, ancora una stecca del solito noto. <<Che tempo è?!!>> chiede con un tono di rabbia misto a rassegnazione il direttore.

Per tutta risposta, dall’ultima fila, si sente una voce che dice. <<È tempo perso!!!>>

Luigi Lavorgna

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