“Il più bravo di tutti è stato Rivera. Poi è arrivato Baggio. Roberto mi ha conquistato con la sua vocazione a divertire e divertirsi nonostante i gravi infortuni patiti in avvio di carriera. Perciò eleggo lui a preferito. Eppure nella mia carriera da telecronista ho visto tanti campioni. Ho commentato cinque Mondiali e quattro Europei, peccati per non aver avuto il piacere di esultare per un trionfo azzurro.

Facchetti, Danova, Rivera sono stati gli amici che ho frequentato di più nel mondo del calcio. Ma ho vissuto un’epoca in cui i calciatori e i cronisti andavano a braccetto, si giocava a carte. Intervistare Rocco ad esempio era spesso molto divertente. Oggi sono mondi lontanissimi perché le squadre vivono in isolamento. Ma ho l’impressione che i rapporti siano difficili anche fra i giocatori. Al di là della tavolata negli orari canonici ognuno ha le sue cuffiette, il suo mondo. È difficilissimo per un tecnico creare un clima di complicità, solidarietà.

Spesso il calcio di oggi è noioso, i calciatori sembrano omologati, nessuno tenta di uscire dagli schemi, è un calcio muscolare e tattico, il talento è difficilmente esprimibile. Il calcio che ho commentato io si muoveva su ritmi più conciliabili con l’estro, produceva quasi sempre spettacolo”.

Parole proferite dal telecronista per eccellenza di tutte le generazioni. Il grande Bruno Pizzul.

Fonte: Gazzetta dello Sport

[dal Web]

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