«Non ero pronto», così mi ha detto un amico, che è come un fratello e che ha perso il padre qualche giorno fa. E chi può essere pronto, amico mio? Si rimane sospesi nel vuoto, come funamboli, per questo li ho studiati con attenzione. Il loro segreto è concentrarsi solo su un passo, il prossimo, tutto il corpo sull’avampiede e la corda come fosse il pavimento. Il momento più pericoloso delle loro camminate «in aria» è all’inizio e alla fine, primi e ultimi passi, quando sembra un nulla tornare indietro o saltare avanti: il rischio viene proprio dal voler eliminare la vertigine e la condizione di sospensione. Così è nei momenti funambolici della vita, sospesi nel vuoto, vorremmo tornare indietro o saltare in avanti, ma proprio questo ci fa cadere: bisogna invece rimanere lì, tutti interi, nel passo, senza passato né futuro, perché passato e futuro non sono né dietro né davanti a noi, ma dentro di noi. Anche i filosofi parlano di «sospensione del giudizio» per indicare l’impossibilità di comprendere qualcosa di cui ci mancano dati sufficienti, condizione non facile ma feconda per il pensiero che diventa così capace di vedere le cose in modo nuovo.

[Alessandro D’Avenia, In sospeso, Corriere della Sera del 22/11/2020

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