Dimmelo e lo dimenticherò, insegnamelo e lo ricorderò, coinvolgimi e lo imparerò.

Questo celeberrimo aforisma di Benjamin Franklin, Padre Fondatore degli Stati Uniti d’America, nonché scienziato, politico e tanto altro ancora, dovrebbe essere stampato a caratteri cubitali ed esposto nelle aule di tutte le scuole d’Italia e del mondo.

Il clima che caratterizza la scuola italiana di questi tempi è sempre più turbolento – il Covid ha solo reso più caotica una situazione già problematica di per sé – e la palla delle responsabilità viene rimbalzata da una parte all’altra. Basta seguire qualche talk show, leggere qualche intervista, ascoltare qualche commento spicciolo e via dicendo, per farsi un’idea.

Conciliare le esigenze della didattica, degli insegnanti, dell’organizzazione e gestione di un istituto; rispondere pienamente alle aspettative delle famiglie, degli studenti, del mondo del lavoro, della società e via dicendo, forse, è impossibile. Troppe divergenze, troppe variabili in gioco.

Non entro nei dettagli in quanto la mia è solo un’opinione e come tale è parziale. Dal mio punto di vista di docente in pensione vorrei rilevare semplicemente che il compito principale della scuola è di formare i ragazzi e pertanto occorre concentrarsi esclusivamente su di loro e sui loro bisogni. Occorre, altresì, una netta distinzione tra ruolo e funzioni e non devono verificarsi sconfinamenti: ad ognuno il suo. È vero che i nostri studenti li stiamo perdendo, che la concorrenza dei social, delle mode, dei gruppi dei pari è molto forte e attiva; è vero che la famiglia è sempre più “mutevole” e che non sempre è in grado di assicurare la sua compartecipazione alla crescita soprattutto culturale dei propri figli; è vero che il rapporto tra docente e discente molto spesso non è armonioso; è vero che…

Domanda: <<È possibile superare questa impasse? Ed eventualmente, come?>>

La consapevolezza innanzitutto. Se ci diciamo che problemi non ce ne sono, che tutto va bene, che non puoi costringere con la forza un ragazzo a studiare; se vediamo la pagliuzza negli occhi degli altri e non vediamo la trave nei nostri; se…

Ad ognuno il suo, dicevo poc’anzi, ovvero, che ognuno dia il meglio di sé per quanto di sua competenza. Al corpo docente in particolare, che ha l’ingrato e nello stesso tempo meraviglioso compito di essere a stretto contatto con ragazzi e giovani che sono un “campo in tensione”, che hanno milioni di domande e sono assetati di risposte, che chiedono di essere ascoltati, capiti, incoraggiati, indirizzati verso il giusto sentiero che li porterà alla meta, auguro di riuscire a trovare il grimaldello giusto per scardinare quella corazza che porta al cuore dei ragazzi. L’impegno e la pazienza pagano sempre.

Forse sono andato oltre sconfinando nella retorica, e di questo chiedo venia. Il fatto è che l’insegnamento richiede doti particolari di sensibilità, amore per la cultura, resilienza, ecc., ma vi posso assicurare che ne vale la pena, che la gratificazione, per ogni ragazzo guadagnato alla causa cultura e della vita, è indescrivibile. E che dire di quando a distanza di anni, incontri casualmente per strada un ex alunno che hai contribuito a salvare, e lui attraversa il marciapiede per venire a salutarti…

Ma la cosa più importante di tutto è che insegnare è un privilegio!

Luigi Lavorgna

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Un pensiero riguardo “Dimmelo… insegnamelo… coinvolgimi…

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