Una storia d’amore

wwayne

Anna Senese era una ragazza napoletana: abitava nel quartiere Miano, che sta proprio nel mezzo tra 2 delle zone più difficili della città (Scampia e Secondigliano). Erano gli anni della seconda guerra mondiale, quindi per la città passavano molti soldati americani. Anna si innamorò di uno di loro, e non uno qualsiasi: era un afroamericano, James Smith. Il loro amore durò poco: alla fine della guerra lui decise di tornare in patria, e dato che a quei tempi c’era ancora la segregazione razziale sarebbe stato impensabile per lei seguirlo e vivere insieme a lui negli Stati Uniti. Per quanto possa sembrare ridicolo dirlo oggi, la cosa non era semplicemente inaccettabile, era proprio illegale.
Così Anna rimase a Napoli, a crescere da sola il figlio nato da quell’amore. Il piccolo Gaetano aveva nelle vene il sangue dei neri d’America, e i segni di quest’eredità non tardarono a manifestarsi: quando aveva solo…

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L amore è musica

L amore è musica, musica che scriviamo noi. In quest’ottica siamo tutti musicisti ma, siccome nessuna esecuzione dal vivo di un brano musicale è uguale ad un’altra, nemmeno un musicista nell’eseguire più volte lo stesso “pezzo” riuscirà a fare “copia e incolla”. Con i sentimenti è lo stesso: non esiste niente di scontato, ogni incontro è una storia a sé.

Dall’album dei miei ricordi

Frequentavo l’ultimo anno delle superiori, ed essendo uno dei vincitori del concorso “Veritas” organizzato dalla Chiesa Cattolica, fui premiato con un viaggio di quattro giorni a Roma. Insieme agli altri ragazzi provenienti da tutt’Italia ebbi l’occasione di partecipare all’udienza del Papa (Paolo VI) riservata a noi, di visitare molte bellezze artistiche della capitale: monumenti, chiese, catacombe e via dicendo. La sera ci organizzavamo in piccoli gruppi per fare un giro turistico autogestito. Durante una di queste sortite, visitando i Fori Imperiali e il Campidoglio, fui attratto dalla statua equestre di Marco Aurelio che troneggia al centro della piazza. Rapito da tanta bellezza, quasi ipnotizzato, mi attardai ad osservare con attenzione tutti i dettagli. Per qualche minuto persi la cognizione del tempo. Per me il mondo era tutto in quella statua. Non saprei dire con precisione quanto tempo fosse trascorso quando tornai alla realtà… mi guardai intorno, ma del mio gruppo nemmeno l’ombra. Scese e risalite le scale, mi spostavo per la piazza gremita scrutando con attenzione, ma niente. Per fortuna – non conoscendo Roma avrei avuto difficoltà a rientrare – dopo qualche tempo che mi era sembrato un’eternità, vidi i miei compagni uscire dal Campidoglio. Tirai un sospiro di sollievo.

Luigi Lavorgna

Che significa morire?, Emanuele Severino in La strada, Rizzoli, Milano, 1983, pagg. 101-107

Il pensiero di Emanuele Severino nella sua "regale solitudine" rispetto all'intero pensiero contemporaneo

L’incertezza piú profonda continua ad avvolgere ogni risposta dei mortali a questa domanda.

Non avvolge soltanto le teorie attorno alla morte, ma lo stesso tentativo di cogliere e di esprimere il fenomeno che tali teorie vorrebbero spiegare – il fenomeno della morte, ossia (stando all’etimo di “fenomeno”) ciò che della morte appare, sta dinanzi visibile e constatabile.

Come se, assistendo a una corsa di cavalli, non solo non si sapesse quale sarà il vincente, ma non si sapesse nemmeno (pur illudendosi di saperlo) quali sono, tra le varie figure visibili, i cavalli.

Una teoria può spiegare un evento solo se esso, innanzitutto, appare. Ma quello che sembrerebbe il piú facile dei compiti – cogliere ed esprimere ciò che appare – è invece tra i piú difficili.

Giacché la difficoltà non è dovuta a un’incapacità psicologica che potrebbe esser superata mediante una concentrazione mentale piú rigorosa e piú intensa, o…

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Non temo…

“Non temo – ha detto Bruce Lee – l’uomo che ha praticato 10.000 calci una volta, ma temo l’uomo che ha praticato un calcio 10.000 volte”.

CONSIDERAZIONI SERALI

Whisky Cigar and workout

Ci sono persone che tendono inesorabilmente alla provocazione, a screditare in continuazione il pensiero altrui, a sminuire il prossimo, subentrano nei discorsi con la loro saccenteria, come a dire, “eccomi io sono dio e la verità ce l’ho in tasca” Ohibò.

Il loro scopo non è interagire, confrontarsi, bensì mostrarsi al pubblico, in tutto il loro splendore.

Probabilmente scorrendo il loro albero genealogico, scopriremmo che discendono da antiche dinastie di re.

Anche se è più probabile che i loro antenati fossero degli umili sguatteri (con tutto il rispetto).

Amici miei, se ancora ne ho, sappiate che queste sono persone deboli ed insicure. Se voi li attaccate, loro si volatilizzeranno nelle crepe dei muri come scarafaggi.

Ribadisco, entrate sempre in punta di piedi e con umiltà nei pensieri altrui.

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I CONTRARI E LA MERAVIGLIA FILOSOFICA

La Botte di Diogene - blog filosofico

contraires

L’ottima casa editrice Isbn ha pubblicato un libro filosofico per ragazzi sul tema dei contrari. L’autore dei testi è Oscar Brenifier, professore francese esperto di pratica filosofica, didattica e filosofia con i bambini, di cui sono già stati pubblicati in Italia, da Giunti, alcuni titoli nella collana “Piccole grandi domande”.
Il libro dei grandi contrari filosofici è però più ambizioso, sia per la veste grafica che per il contenuto. Innanzitutto tenderei a non relegarlo nel solo ambito scolastico o della filosofia per bambini (la cosiddetta P4C nell’area anglofona). Si tratta in realtà di un testo che si rivolge a tutti: il livello concettuale è piuttosto alto, e però il testo e le immagini di grande effetto che lo accompagnano, parlano un linguaggio immediato e comprensibile anche ai ragazzi. Queste le coppie trattate (come si noterà alquanto impegnative):

Uno e molteplice
Finito e infinito
Essere e apparenza
Libertà e…

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Il nostro giudizio

Il nostro giudizio dipende dalla prospettiva dalla quale si guardano le cose. Prendiamo la neve, ad esempio. Quando si è bambini e la coltre bianca copre ogni cosa, l’allegria si impadronisce di noi. Ci rincorriamo con i nostri compagni ebbri di felicità, ci tiriamo palle di neve ingaggiando vere e proprie battaglie, facciamo il pupazzo di neve, ecc. Quando poi giunge la vecchiaia, cambiata la prospettiva cambia il giudizio. Ci si dimentica del lato ludico e il pensiero corre su di un altro binario. Si ha paura di rimanere isolati, che possano mancare l’acqua e la corrente, che ci si possa sentire male e l’ambulanza non può raggiungerci, che si possa rimanere senza scorte di viveri ed altre amenità del genere.