Tesaurizzare la lezione

Non umiliare nessuno è una lezione che ho imparato durante il primo anno di docenza, in quel di Milano. Classe terza di un istituto tecnico commerciale, una mia alunna, che chiamerò Laura (nome di fantasia), facendosi coraggio si avvicinò alla cattedra e sottovoce disse: <<Chiedo scusa prof, volevo chiederle… un quintale, quanti kg sono?>>

Decisi di sfruttare l’occasione per esortare i ragazzi a non avere timore di porre domande, fossero anche banali. Pertanto, invece di darle la risposta, mi rivolsi a tutta la classe. <<Ragazzi, per non accumulare lacune che potrebbero inficiare il vostro percorso di apprendimento, è quanto mai opportuno chiarire ogni problematica prima di passare alla successiva. Faccio i miei complimenti a Laura per aver avuto il coraggio di porre una domanda per chiarire un suo dubbio.>>

La ragazza in questione, pallida in viso, stava sulle sue e aspettava con apprensione il prosieguo del mio discorso.

<<La vostra compagna mi ha chiesto quanti kg ci vogliono per fare un quintale.>> Lei abbassò lo sguardo nel vedere il sorrisetto ironico di qualche compagno di classe. Impietrita, si fece “piccola piccola”… il suo disagio era palpabile. Sono certo che se avesse potuto si sarebbe dileguata. Ebbi l’impressione di averla fatta grossa, anche se in buonafede.

Cercando di recuperare una situazione che sembrava compromessa, mi avventurai in una lunga filippica relativamente all’importanza di risolvere un problema nel momento in cui si pone. Citai anche un adagio delle mie parti che recita più o meno così: “Meglio arrossire una volta che ingiallire mille volte”, facendo l’esempio dello studente impreparato che per paura di essere interrogato si sente a disagio durante tutta l’ora di lezione.

Nel dare la risposta al quesito, infine, volendo dare ai ragazzi un ulteriore opzione per risolvere un problema, ricorsi al metodo empirico. <<Prendiamo ad esempio – dissi – un sacco di cemento; pesa 50 Kg (all’epoca non esistevano sacchi di 25 kg), corrisponde a mezzo quintale. Pertanto, occorrono due sacchi per fare un quintale, ovvero 100 kg.>>

Per chiudere, aggiunsi: <<Mi congratulo di nuovo con Laura e vi invito a farle un applauso, ma soprattutto a seguire il suo esempio>> e la invitai a ritornare al suo posto.

A distanza di quarant’anni, ogni volta che mi capita di pensarci, ancora rimprovero a me stesso la mancanza di tatto in quell’occasione. Il lato positivo è che da allora non si è mai più verificata una cosa del genere. Avevo tesaurizzato la lezione.

Luigi Lavorgna

Le due facce della medaglia 1.

Generalmente, se dico costantemente ad una persona che è un asino e non capisce niente, alla lunga finirà per crederci e comportarsi come tale.

Ma c’è anche chi, come racconta Massimo Recalcati nel suo “L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento”, riesce a trovare la forza di ribaltare una “condanna” (bocciato agli esami di seconda elementare) che sembrava senza appello.

“Ogni volta –scrive Recalcati – che mia madre andava da lei (la maestra) – una donna severa, sempre vestita di nero, con occhiali spessi e accanita fumatrice di Muratti – in colloquio ne usciva immancabilmente umiliata e tra le lacrime. Io mi avvicinavo silenzioso e impaurito pensando che ero un disastro e che sapevo solo deluderla. Ma lei, stranamente, anziché rimproverarmi, come faceva di solito con un certo nervosismo, mi diceva con calma lunare che ce l’avrei fatta come tutti gli altri, che non ero diverso dai miei compagni e che forse avrei solo avuto bisogno di un po’ più di tempo.” E ancora: “Mia madre mi chiedeva di darle fiducia, di credere alla sua promessa: «Studia e vedrai cose che io non ho potuto vedere».”

Finalmente approdato alle superiori, ci fu la svolta: “Poi, l’incontro con una professoressa delle superiori e “mi gettai nei libri con una forza sconosciuta. E da allora non ho più smesso di amare lo studio.”

Recalcati seguiva le lezioni in III e contemporaneamente studiava da autodidatta per sostenere l’esame di ammissione in IV, recuperando un anno. Grazie a questa docente che gli aveva dato la forza di credere che non tutto era ancora scritto, riuscì a riprendere in mano la sua vita.

Chi è Massimo Recalcati oggi è noto: Docente universitario, conferenziere, psicoanalista, scrittore prolifico e tanto altro ancora.

Luigi Lavorgna