Il fiume e l’oceano

Dicono che prima di entrare in mare

Il fiume tremi di paura.

A guardare indietro

tutto il cammino che ha percorso,

i vertici, le montagne,

il lungo e tortuoso cammino

che ha aperto attraverso giungle e villaggi.

E vede di fronte a sé un oceano così grande

che a entrare in lui può solo

sparire per sempre.

Il fiume non può tornare indietro.

Nessuno può tornare indietro.

Tornare indietro è impossibile nell’esistenza.

Il fiume deve accettare la sua natura

e entrare nell’oceano.

Solo entrando nell’oceano

la paura diminuirà,

perché solo allora il fiume saprà

che non si tratta di scomparire nell’oceano

ma di diventare oceano.

[Khalil Gibran]

L’esistenza, tra senso e non senso

L’uomo è l’unico “inquilino” della terra che è consapevole di essere mortale e come tale sa di dover morire. L’ineluttabilità della morte pesa come un macigno sulle nostre vite e ci accompagna durante tutto il percorso di avvicinamento al compimento del ciclo vitale. Di fronte alla morte siamo tutti uguali, quello che fa la differenza è come elaboriamo questa realtà oggettiva.

Sbattuti tra senso e non senso dell’esistenza, c’è chi si crea delle aspettative ultraterrene e chi la vita l’accetta senza caricarla troppo di significati. Per i credenti, la vita trascorre tra la consapevolezza della morte e il sogno di una vita eterna. Per i non credenti, invece, il tempo passa tra la consapevolezza della fine della vita come evento assolutamente naturale e la ricerca di un equilibrio che consenta di godersela senza troppi sensi di colpa, senza nutrire illusioni o ardite speranze, senza troppa paura e pienamente coscienti che se non finisce un ciclo vitale non può cominciarne un altro.

Ovviamente, in un caso o nell’altro, le cose non è che scorrano tanto lisce. Il cammino del credente, infatti, nonostante la fede, comunque è scandito da dubbi, sensi di colpa, incertezze, ecc., derivanti dall’accettare a scatola chiusa un’opzione che comunque richiede sacrifici e privazioni, nonché obblighi morali molto onerosi. Anche coloro che optano per la seconda soluzione, però, non sono immuni da dubbi, soprattutto in vecchiaia… dopotutto non abbiamo garanzie, né in un senso e né nell’altro.

“Chi non ha sofferto non sa condividere le sofferenze altrui”

   <<Le persone che non soffrono mai non possono crescere né sapere chi sono>> ha detto, citando lo scrittore americano James Baldwin, il nostro Gigi Buffon portierone quarantunenne in forza al Paris San Germain, all’indomani della conquista del decimo scudetto personale. Gigi Buffon è una leggenda del calcio e credo che possa essere considerato una fonte attendibilissima, un esempio di professionalità e serietà.

   Il termine sofferenza, una volta sinonimo di pazienza e sopportazione, rimanda ad un contesto di dolore, sia fisico che emotivo, che provoca tormenti e patimenti. Generalmente ci si preoccupa solo del dolore fisico, eppure il dolore emotivo spesso è più resistente e intenso di quello fisico.

   Per combattere il dolore fisico si ricorre ai farmaci, per quello emotivo occorre utilizzare tutte le risorse psicologiche di cui si dispone per elaborare le strategie più idonee ad “uscire fuori dal guado”.

   Una volta si veniva educati alla sopportazione, alla tolleranza, alla resilienza, al differimento della gratificazione e la sofferenza era considerata un trampolino di lancio per la crescita.

   Oggi invece, si tende ad evitare il dolore, con il rischio di cadere sotto i colpi inferti dalla vita. Pochi hanno forza e coraggio sufficienti per rialzarsi e riprendere il cammino. Ci sono infatti tantissime persone soprattutto tra i giovani che, in deficit d’identità, non riuscendo a reagire, boicottano essi stessi sia il loro presente che il loro futuro.

“Se non apri il rubinetto l’acqua non scorre”

<<Rialzati ogni volta che cadrai e riprendi il cammino più determinato che mai. A prescindere da dove arriverai alla fine del viaggio, l’importante è non avere rimpianti. Accetta le sfide che la vita ti propone perché quando veniamo sfidati riusciamo a dare il meglio di noi stessi. Non farti limitare dagli ostacoli, dagli altri, dal sistema. In ogni occasione metti in campo sempre il meglio di te, dai tutto quello che hai, fino in fondo, senza riserve e… non allentare la presa, neanche quando certe situazioni sembrano insuperabili! Come si superano le situazioni insuperabili?! Non si superano: si va avanti e basta!!! La vita, in fondo, è una recita: sta a te decidere sei vuoi interpretare il ruolo di protagonista o essere un’anonima comparsa. Se veramente lo vuoi, puoi rendere possibile l’impossibile… La scelta è solo tua: puoi atteggiarti a vittima e perseverare in questo atteggiamento per tutto il resto della tua inutile vita, oppure “tirare fuori le palle” e lottare con determinazione per vivere alla massima espressione. Impara le regole del gioco e poi gioca meglio di tutti!>> Questo virgolettato in particolare, estrapolato dal mio libro “Cavalcare verso il tramonto”, da qualcuno è stato giudicato fuori dal tempo… Caro amico, è vero che parlare è facile e il difficile è mettere in pratica, voglio ricordarti però che se non riesci a vincere la naturale pigrizia e passare all’azione ti sei dimenticato che: se non apri il rubinetto l’acqua non scorre!

L’uomo in cammino

Recentemente ho condiviso su Facebook un post che mi ha invogliato all’introspezione. La prima cosa che mi è venuta in mente, una volta terminata la lettura, è che le “preoccupazioni” dell’autore sono le mie stesse preoccupazioni e, credo, di moltissimi altri. Nel post si possono individuare sei punti di criticità.

Non sono quello che credete

Personalmente, sono convinto che chi più e chi meno, tutti cerchiamo di Continua a leggere “L’uomo in cammino”