Nonno coach (2.)

  • Ciao, sei più tranquillo adesso?
  • Sì.
  • Okay, facciamo quattro passi.
  • Allora nonno, hai qualche consiglio da darmi? Sarai il mio coach?
  • Innanzitutto facciamo il punto della situazione. Durante il nostro percorso terreno avremo a che fare con gente di ogni genere: buoni, cattivi, onesti, disonesti, lavoratori, parassiti e via dicendo; comunque non possiamo evitarli ma è giocoforza conviverci.
  • Nonno, ma io ho paura.
  • La paura è un’emozione caratterizzata da insicurezza, timore, ansia, angoscia, insicurezza, ecc. in presenza o solo al pensiero di un pericolo reale o immaginario che sia. La paura può bloccare ogni nostra iniziativa. Questo stato emotivo, pertanto, se non viene gestito può avvelenare le nostre giornate.
  • Ne so qualcosa.
  • Devi sapere, però, che anche per la paura c’è l’altra faccia della medaglia.
  • E questo che significa?
  • Significa che a volte la paura aiuta la nostra causa.
  • Che intendi dire?
  • Ti spiego con un esempio. Avevo circa quarantacinque anni quando, facendo le analisi del sangue, scoprii che diversi parametri erano fuori controllo. Ne parlai con il medico di famiglia e lui oltre a prescrivermi delle medicine mi ordinò di seguire una dieta rigida. Aggiunse che la mia situazione era seria e se non avessi seguito la terapia prescritta rischiavo di brutto.
  • E tu?
  • All’epoca ero una buona forchetta e seguire una dieta così drastica in netto contrasto con le mie abitudini fu una fatica immane.
  • Riuscisti nell’intento?
  • Certamente. Due cose in particolare mi aiutarono a centrare l’obiettivo: tua nonna e la paura.
  • Come la paura!?
  • Adesso ti spiego, ma andiamo per gradi. In primis, devo ringraziare tua nonna che non solo rispettò pedissequamente le indicazioni della dieta, ma mi aiutò anche a superare i momenti di scoramento e la voglia di mollare tutto, molto forti soprattutto nei primi giorni. Secondo, devo ringraziare la paura perché fu proprio il timore di compromettere irrimediabilmente la mia salute che contribuì a lenire i miei sforzi.
  • A finale?
  • A finale dopo quasi tre mesi, da novantasei chili ero sceso a settantacinque; ossia ero riuscito a raggiungere il mio peso forma.
  • Scommetto che eri molto contento.
  • Altroché, oltre a recuperare il mio stato di salute, avevo rimodellato anche il fisico. La mia autostima ne beneficiò tantissimo. Capito l’antifona?
  • Si, ma come dici sempre tu: “Tra il dire e il fare…
  • C’è di mezzo il mare.
  • Esattamente.
  • <<L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno. È saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza>> ha detto il magistrato Giovanni Falcone in una delle ultime interviste rilasciate prima della sua morte prematura a causa di un attentato mafioso.
  • Mica facile!
  • Per paura del confronto, per ignavia, per quieto vivere, per non essere messi in discussione, per paura di volare… quanti danni facciamo a noi stessi!
  • Lo so, ma…
  • Niente ma, non avere timore di vivere le tue emozioni, paura compresa: sono il sale della vita. Senza emozioni la vita non sarebbe tale.
  • Non credo di riuscire.
  • Chiariamo immediatamente una cosa: se credi di non riuscire non riuscirai, se credi di farcela ce la farai. E non fare quella faccia da cane bastonato, devi avere più fiducia in te stesso.
  • Mi ti sto dicendo…
  • Prima che tu spari altre stronzate ascoltami. Frequentavo le elementari ed anch’io sia quando si giocava e sia quando si faceva sul serio io soccombevo quasi sempre.
  • Perdevi sempre?
  • Tranne quando si trattava di fare una gara di bravura in matematica o di recitare una poesia a memoria.
  • In questi casi vincevi sempre tu?
  • Qualche volta. Ad ogni modo non sempre si può vincere, e non solo per demerito nostro, ci sono anche altre variabili che entrano in gioco indipendentemente dalla nostra volontà. La cosa importante, pertanto, non è vincere ma dare il meglio di noi stessi in ogni cosa che facciamo. Ricordati sempre che ci sono cose che dipendono da noi e cose che esulano dalla nostra volontà.
  • Che significa?
  • Che se non hai imparato una poesia a memoria come previsto la colpa è solo tua. Se invece sei ammalato e non puoi andare a scuola per qualche giorno, tu non hai nessuna responsabilità.
  • Capito.
  • Hai compreso tutto quello che ti ho detto?
  • Sì.
  • Okay, riprendendo il discorso di quando frequentavo le elementari, ricordo che abitando in campagna per tornare a casa dal paese dovevo fare circa due chilometri a piedi; qualche volta capitava che di fare un pezzetto di strada insieme ad un compagno che non tanto mi sopportava che non perdeva occasione di fare minacce. Raccontai la cosa al mio nonno materno e lui mi consigliò di affrontarlo altrimenti non mi avrebbe mai lasciato in pace.
  • E tu che facesti?
  • Un bel giorno, sebbene avessi una paura matta, non appena cominciò con la solita tiritera, facendo appello a tutto il mio coraggio, buttai la cartella per terra e gli dissi con un tono perentorio: <<Fatti sotto, sono pronto.>>
  • E lui?
  • Restò sorpreso e alquanto titubante. Si vedeva che era indeciso. Dopo averci pensato su per qualche secondo che a me erano sembrati un’eternità, disse:<<E va bene, lasciamo perdere>>. Da quel giorno non mi procurò più alcun fastidio.

Luigi Lavorgna

Amarsi

Amarsi vuol dire innanzitutto avere rispetto per se stessi, per il proprio corpo e il proprio spirito, avere il coraggio di dire no all’occorrenza, non accumulare rimpianti, ma soprattutto avere la consapevolezza che potremmo non avere una seconda opportunità.

La lettera di Abraham Lincoln all’insegnante di suo figlio

Il mio figlioletto inizia oggi la scuola: per lui, tutto sarà strano e nuovo per un po’ e desidero che sia trattato con delicatezza. È un’avventura che potrebbe portarlo ad attraversare continenti, un’avventura che, probabilmente, comprenderà guerre, tragedie e dolore. Vivere questa vita richiederà Fede, Amore e Coraggio. Quindi, maestro caro, la prego di prenderlo per mano e di insegnargli le cose che dovrà conoscere. Gli trasferisca l’insegnamento, ma con dolcezza, se può. Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico. Dovrà sapere che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri. Gli faccia però anche comprendere che per ogni farabutto c’è un eroe, che per ogni politico disonesto c’è un capo pieno di dedizione.

Gli insegni, se può, che 10 centesimi guadagnati valgono molto di più di un dollaro trovato; a scuola, o maestro, è di gran lunga più onorevole essere bocciato che barare. Gli faccia imparare a perdere con eleganza e, quando vince, a godersi la vittoria. Gli insegni a esser garbato con le persone garbate e duro con le persone dure. Gli faccia apprendere anzitutto che i prepotenti sono i più facili da vincere.

Lo conduca lontano, se può, dall’invidia, e gli insegni il segreto della pacifica risata. Gli insegni, se possibile, a ridere quando è triste, a comprendere che non c’è vergogna nel pianto, e che può esserci grandezza nell’insuccesso e disperazione nel successo. Gli insegni a farsi beffe dei cinici. Gli insegni, se possibile, quanto i libri siano meravigliosi, ma gli conceda anche il tempo di riflettere sull’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.

Gli insegni ad aver fede nelle sue idee, anche se tutti gli dicono che sbaglia. Cerchi di infondere in mio figlio la forza di non seguire la folla quando tutti gli altri lo fanno. Lo guidi ad ascoltare tutti, ma anche a filtrare quello che ode con lo schermo della verità e a prendere solo il buono che ne fuoriesce.

Gli insegni a vendere talenti e cervello al miglior offerente, ma a non mettersi mai il cartellino del prezzo sul cuore e sull’anima. Gli faccia avere il coraggio di essere impaziente e la pazienza di essere coraggioso. Gli insegni sempre ad avere suprema fede nel genere umano e in Dio.

Si tratta di un compito impegnativo, maestro, ma veda che cosa può fare. È un bimbetto così grazioso, ed è mio figlio.

[Lettera di Abraham Lincoln all’insegnante di suo figlio, 1830]

La mia ragione di vita

Sei  faro che mi guida nella notte

bussola che mi orienta

forza

coraggio

voglia di combattere

di non arrendermi,

di rialzarmi quando cado,

sei medicina per curare i miei mali

balsamo per le mie ferite

speranza per il futuro,

sei la mia ragione di vita.

 

Luigi Lavorgna

Grazie!

Un <<grazie>> particolare, dal profondo del cuore, va ad una persona per me speciale che ho imparato a stimare da tempo. Il riferimento è ad un lettore che segue assiduamente questo blog e che più volte ha dimostrato di apprezzarne il contenuto. Sentire una persona vicina con il cuore, anche se lontana fisicamente, è un balsamo per l’anima, soprattutto di questi tempi caratterizzati da dubbi, paure inconsce, ansia e via dicendo. La “detenzione forzata”, poi, acuisce ogni sintomo e costringe ognuno a fare i conti con se stesso. Che poi i conti non tornino mai è un’altra storia…

Lo slogan finale di una nota pubblicità televisiva, diversi anni fa, recitava: <<Una telefonata salva la vita!>> Oggi, io dico: <<Una parola di conforto, anche se solo dedotta, salva la vita!>> La vicinanza, anche se virtuale, è una medicina sempre efficace.

Pertanto, <<grazie!>> lo ribadisco, con la speranza e l’augurio che questa situazione assurda per tanti versi, a breve possa essere soltanto un ricordo.

A volte il cuore si angoscia per un nonnulla, per una sensazione quasi impalpabile… coraggio, supereremo anche questa. Con stima e affetto…

Luigi Lavorgna

VAFFANCULO!

Vaffanculo alle cazzate fatte, a quelle volte che mi è mancato il coraggio, alle scelte scellerate che ho fatto.

Vaffanculo ai calci presi e mai restituiti, alla pigrizia, alle bugie che mi sono detto.

Vaffanculo alle volte che ho snobbato la fortuna e a quelle volte che ho mentito a me stesso.

Vaffanculo alle giornate sprecate inseguendo chimere inafferrabili.

Vaffanculo ai progetti irrealizzabili, alla mia dabbenaggine.

Vaffanculo…

Luigi Lavorgna

Una seconda occasione

<<Quando le riserve dei Washington Sentinels lasciarono lo stadio quel giorno, non ci furono parate e coriandoli, né contratti per reclamizzare biscotti, bibite o cerali per la colazione: solo un armadietto da svuotare e rimediare un passaggio a casa, ma quello che loro non sapevano era che le loro vite sarebbero cambiate per sempre, perché avevano partecipato ad una grande impresa e la grandezza, per quanto breve, un uomo la porta sempre con sé. Ogni atleta sogna Continua a leggere “Una seconda occasione”

Ogni storia

   Ogni storia è un misto di miseria e di grandezza, di gioia e delusione, di amarezza e di felicità, di vittorie e sconfitte, di amore e odio, di emozioni forti e di rimpianti, di promesse non mantenute e di solenni giuramenti mai rispettati, di esaltazioni e scoramenti, di tentazioni e privazioni, di grettezza e di prodigalità, di solitudine e di relazioni, di coraggio e di paura, di rinunce e di perseveranza…

Ogni storia è una storia a sé.

Luigi Lavorgna

22.

<<L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.>>

[Giovanni Falcone]

L’asset come investimento che produce valore nel tempo

In ottica aziendale, l’“asset” rappresenta un elemento dell’attivo di bilancio come, ad esempio, i beni immobili, i macchinari, la liquidità, i crediti e via dicendo. In senso lato, invece, possiamo considerare l’“asset” un investimento che produce valore nel tempo. È la gestione dei propri assets, in particolare, che condiziona il risultato finale dell’esercizio di un’azienda, che può essere positivo o negativo. Così anche per i singoli individui: il giudizio sulla congruità del proprio operato è correlato all’utilizzo ottimale delle risorse. Molto dipende anche dall’entità del bagaglio valoriale a disposizione.

Per l’azienda esistono varie discipline, l’Economia Aziendale in primis, che forniscono le linee guida per un’efficace gestione ma, individualmente, come siamo messi?

In realtà, non esiste una ricetta valida per tutti; troppe sono le variabili in gioco: censo, bagaglio culturale, relazioni sociali, disponibilità di denaro, esperienze maturate, contingenze, doti personali quali, ad esempio, intelligenza, arguzia, creatività, coraggio, determinazione, ecc.; nonché la capacità di sfruttare al meglio le opportunità che si presentano man mano e, infine ma non ultima, la fortuna. Come dire? C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Va da sé che presentarsi sul palcoscenico della vita sprovvisti di un minimo di risorse significa partire battuti in partenza: i miracoli sono rari, anzi rarissimi. Pertanto, per scongiurare amare sorprese è auspicabile potenziare sia le proprie competenze di base, che quelle trasversali.