Una scuola ridotta a intrattenimento mattutino

Una scuola ridotta a intrattenimento mattutino, contenitore asettico di vite, distributore di pillole per cervelli senza corpo e futuro, non è un vivaio di vocazioni ma di frustrazioni. «La scuola deve educare al pensiero critico»: lo avrete sentito dire sino alla nausea. Ma se «critico» non significa rendere capaci di trovare l’essenziale, la scuola educa solo al pensiero caotico e manipolabile.

[Alessandro D’Avenia – Crisi di nervi – Corriere della Sera – 14 settembre 2020]

Ansia

«Ansia» è stato il nome scelto da una bambina di quinta primaria, quando una collega ha chiesto alla classe di inventare una divinità, dopo aver spiegato loro che gli antichi divinizzavano ciò che ha potere sulla vita: Destino, Invidia, Bellezza… La decenne ha così giustificato la scelta: «Mia madre mi dice sempre che, se non mi impegno, non troverò lavoro». Gli dei contemporanei non sono meno crudeli ed esigenti di quelli antichi. I sempre più diffusi disturbi alimentari e di apprendimento sono in parte ribellioni alla vita come «concorso» basato sulla «prestazione», anziché «percorso» centrato sulla «presenza». Abbiamo rinunciato alla lettura vocazionale della vita, che è pur evidente in ogni elemento del creato, mai statico ma sempre proteso verso un compimento che lo ispira e lo guida come scopo. Dire che qualcuno è in «formazione» è come dire che è in «vocazione»: riceve istante per istante una chiamata che comporta una risposta. Ma al rispetto per la vita delle e nelle cose, che richiede tempo e cura, preferiamo più sicuri standard esteriori che danno l’impressione del compimento, ma mortificano l’originalità. Ci dicono chi essere invece di chiederci chi siamo e di aiutarci a diventarlo, come fa un giardiniere dando a ogni seme ciò che gli serve. Dice l’adagio: «Un seme nascosto nel cuore di una mela è un frutteto invisibile», perché la vita (frutto) e la sua fecondità (frutteto) è nella vita stessa (seme).

[Alessandro D’Avenia – La dea Ansia, Corriere della sera, 27/04/2020]

Mancanza di fede

«Mi manca la fede e non potrò mai, quindi, essere un uomo felice, perché un uomo felice non ha il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa. Non ho ereditato né un dio né un punto fermo sulla terra da cui attirare l’attenzione di un dio. Di una cosa sono convinto: il bisogno di consolazione che ha l’uomo non può essere soddisfatto». Così scriveva l’autore svedese Stig Dagerman in un breve monologo del 1952, in righe laceranti sul paradosso della condizione umana, stretta tra desiderio infinito di felicità e impossibilità di soddisfarlo.

[Alessandro D’Avenia, Il cacciatore e il consolatore, Corriere della sera, 01/06/2020]

La scelta

<<Troppi ragazzi non sanno cosa fare (università o no? quale facoltà?) e finiscono per scegliere non a partire dalla conoscenza di se stessi e del mondo, ma in base a illusioni o pressioni familiari e culturali, rassicuranti sul breve periodo, fonte di crisi sul lungo.>>

Alessandro D’Avenia, Pietà per la scuola, Corriere della sera del 25/05/2020

“Fragile: maneggiare con cura”

<<Da quanto tempo non affrontiamo ferite, silenzi, bugie, rancori, segreti, che ci hanno allontanato da chi abita con noi sotto lo stesso tetto? Adesso, proprio perché non ci possiamo più nascondere, come il dottor Vetro abbiamo la possibilità di rendere trasparente ciò che era stato oscurato dalle attività esterne quotidiane o opacizzato da ripetitive routine casalinghe. E la verità ritrovata potrà essere arma o cura. Sta a noi scegliere cosa fare della nostra condizione di uomini e donne di prezioso vetro di Murano: sottoposti al fuoco incandescente dell’emergenza siamo costretti a tornare malleabili. Sapremo rimodellare le relazioni grazie a questa inattesa tenerezza o, rimanendo rigidi, ci frantumeremo a vicenda? Il tempo da passare insieme sembrerà lunghissimo, ma è un nulla in confronto a quello che può significare per la vita futura. Conosco famiglie che stanno riscoprendo la bellezza di stare insieme con passatempi dimenticati come i giochi da tavola o semplicemente consumando i pasti in compagnia; un marito che deve proteggere la moglie immunodepressa con una delicatezza nuova; fratelli incollati a serie TV che in altre occasioni non avrebbero mai guardato insieme; coppie che riscoprono interessi comuni dimenticati strada facendo; padri che leggono storie ai figli; madri che sprigionano la loro creatività per impegnare bambini chiusi in casa per tante ore; persone dello stesso condominio che si aiutano per la spesa o altre necessità… Possiamo imparare di nuovo a «maneggiare con cura» la fragilità degli altri: il virus è letale anche per l’individualismo che quotidianamente ci avvelena.>>

Stralciato da: Alessandro D’Avenia, Fragile: maneggiare con cura, Corriere della sera, 16-03-2020

Effetto coronavirus (1.)

La zona di sicurezza per frenare i contagi

IL VIRUS AVANZA, LITE SUI DIVIETI

Protesta delle Regioni. Nelle carceri è rivolta: tre morti. Oltre 7 mila casi, l’Italia è seconda al mondo titola in prima pagina il Corriere della Sera. La «zona di sicurezza» istituita al Nord per contenere la diffusione del coronavirus ha provocato la protesta delle Regioni. E la fuga verso il Sud. Ma l’Italia ieri con 7 mila casi è salita al secondo posto al mondo per contagiati dopo la Cina. Rivolta in diverse carceri. A Modena tre morti, agenti sequestrati a Pavia.

La foto con Piazza Duomo di Milano completamente vuota, con sullo sfondo il duomo stesso, Continua a leggere “Effetto coronavirus (1.)”

Messaggi dell’anima

<<Viviamo in un’epoca in cui ci si vergogna d’essere fragili. I sentimenti negativi sono banditi: debolezza, paura e lacrime sono vietati all’uomo-che-non-deve-chiedere-mai o alla donna-multitasking-supereroina, salvo poi trovarli prigionieri di una muta disperazione e di modelli che li stritolano, come vestiti tre taglie più stretti. I sentimenti dolorosi, che cancelliamo con distrazioni e auto-illusioni, sono soltanto messaggi dell’anima che sente l’incompiutezza e l’insufficienza della vita, sintomi onesti della nostra costitutiva fragilità.>>

[Alessandro D’avenia-Una pallottola o Julien?-Corriere della Sera- 02 dicembre 2019]

Perché Alessandro D’Avenia?

   Innanzitutto, chi è Alessandro D’Avenia? Consapevole che nessuno meglio di se stesso possa descriversi, gli lascio subito la parola:

   <<Insegno italiano, latino e greco al liceo (per adesso a Milano). Scrivo per alcuni quotidiani nazionali come editorialista. Studio, leggo da Calvin&Hobbes a Dostoievskij, scrivo, faccio sport, guardo film e serie, e curo il mio blog. Tutto il tempo che posso lo dedico agli amici.>>

[Dal suo blog: Prof 2.0]

Per chi voglia approfondire: https://www.profduepuntozero.it/

   Perché ho voluto dedicare una sezione del mio blog Continua a leggere “Perché Alessandro D’Avenia?”