IV

“(…) pur essendo rimpinzato di oggetti all’ultimo grido su cui poteva tranquillamente accomodarsi senza doversi occupare di quel dolore al centro del petto che fa di ciascun uomo un’immortalità ferita. Avrebbe potuto accontentarsi di un infinito tascabile, ripetibile e riproducibile, come tendiamo a fare tutti il più delle volte, anziché cercare l’infinito stesso. Ci accontentiamo della continua ripetizione di esperienze ed emozioni, che alla lunga annoiano o spingono alla ricerca di sensazioni sempre più forti, fino a quella più forte di tutte, l’autodistruzione. Eppure questo ragazzo, proprio dall’ennesimo fallimento, ha tratto la lezione che insegnerà ai suoi figli: la sua ferita si è trasformata in futuro, in vita.”

[Alessandro D’Avenia, L’arte di essere fragili]

Paolo e Francesca (1)

   Paolo e Francesca – La storia di Francesca da Rimini è un film del 1950, di produzione italiana, diretto dal regista Raffaello Matarazzo e interpretato da Odile Versois e Armando Francioli.

La trama

   Siamo nel 1277, Ravenna, governata dal Conte Guido, è assediata da Gianciotto Malatesta Signore di Rimini. Il combattimento prosegue da tre mesi. Ravenna resiste. Il Malatesta è arrabbiato e, durante una riunione, Continua a leggere “Paolo e Francesca (1)”

19.

<<Chi vuol essere dappertutto, non sta in nessun luogo. Chi passa la vita in un continuo vagabondaggio, troverà molti ospiti, ma nessun vero amico. (…) Non giova, né si assimila, il cibo rigettato appena preso. Niente impedisce tanto la guarigione quanto il cambiare spesso i rimedi. Non arriva a cicatrizzarsi la ferita, se si provano varie medicature. Non cresce vigoroso l’albero che è spesso trapiantato. Nessuna cosa, per quanto utile, reca giovamento in un fuggevole contatto.>>

[Seneca, Lettere a Lucilio]

17.

<<Chi vuol essere dappertutto, non sta in nessun luogo. Chi passa la vita in un continuo vagabondaggio, troverà molti ospiti, ma nessun vero amico. (…) Non giova, né si assimila, il cibo rigettato appena preso. Niente impedisce tanto la guarigione quanto il cambiare spesso i rimedi. Non arriva a cicatrizzarsi la ferita, se si provano varie medicature. Non cresce vigoroso l’albero che è spesso trapiantato. Nessuna cosa, per quanto utile, reca giovamento in un fuggevole contatto.>>

[Seneca, Lettere a Lucilio]

“Chi non ha sofferto non sa condividere le sofferenze altrui”

   <<Le persone che non soffrono mai non possono crescere né sapere chi sono>> ha detto, citando lo scrittore americano James Baldwin, il nostro Gigi Buffon portierone quarantunenne in forza al Paris San Germain, all’indomani della conquista del decimo scudetto personale. Gigi Buffon è una leggenda del calcio e credo che possa essere considerato una fonte attendibilissima, un esempio di professionalità e serietà.

   Il termine sofferenza, una volta sinonimo di pazienza e sopportazione, rimanda ad un contesto di dolore, sia fisico che emotivo, che provoca tormenti e patimenti. Generalmente ci si preoccupa solo del dolore fisico, eppure il dolore emotivo spesso è più resistente e intenso di quello fisico.

   Per combattere il dolore fisico si ricorre ai farmaci, per quello emotivo occorre utilizzare tutte le risorse psicologiche di cui si dispone per elaborare le strategie più idonee ad “uscire fuori dal guado”.

   Una volta si veniva educati alla sopportazione, alla tolleranza, alla resilienza, al differimento della gratificazione e la sofferenza era considerata un trampolino di lancio per la crescita.

   Oggi invece, si tende ad evitare il dolore, con il rischio di cadere sotto i colpi inferti dalla vita. Pochi hanno forza e coraggio sufficienti per rialzarsi e riprendere il cammino. Ci sono infatti tantissime persone soprattutto tra i giovani che, in deficit d’identità, non riuscendo a reagire, boicottano essi stessi sia il loro presente che il loro futuro.