Dimensione uomo [6]

L’emozione

   L’emozione è una reazione organica che, attraverso modificazioni fisiologiche (rossore, pallore, aumento del battito cardiaco, respirazione affannosa, ecc.), sfocia nel cambiamento dell’attività in atto.

   Gli stati emotivi che si manifestano giornalmente in modo più o meno intenso possono essere piacevoli (gioia, affetto, ecc.) oppure spiacevoli (dolore, paura, ecc.). La scala degli stati emotivi è graduata in modo tale da abbracciare l’intera gamma delle emozioni e dei sentimenti umani, a partire dalle tinte più tenui e passando attraverso vari stadi intermedi, fino a giungere a quelle più forti ed impetuose come, ad esempio, la passione.

   Naturalmente anche lo sviluppo emotivo passa attraverso un processo di apprendimento che guida ed indirizza, con la mediazione della cultura di appartenenza, le tendenze individuali. Sarà proprio l’apprendimento ad abituare il bambino a dominare le proprie emozioni o quanto meno a manifestarle oppure no, a seconda delle opportunità e delle occasioni.

La motivazione

   Il movente fornisce all’individuo la spinta ad agire. E’ un fattore interiore non direttamente osservabile e perciò desumibile solamente dal comportamento dell’individuo. Per comprendere il comportamento umano dobbiamo individuare i motivi, da ricercare sia a livello conscio che inconscio, che lo originano.

   C’è una stretta correlazione tra motivazioni e bisogni.

   La motivazione, infatti, è il meccanismo che ci costringe ad agire per soddisfare un nostro bisogno (stato di disagio avvertito dall’individuo per la mancanza di qualcosa). Il comportamento di un individuo è, quindi, la risultante di un impulso originato dai bisogni che possono, a loro volta, essere diversi, più o meno intensi, ostacolarsi e via dicendo. Conseguentemente il nostro agire non può essere sempre lineare e razionale, soprattutto di fronte all’azione congiunta di pulsioni diverse e contraddittorie che possono provocare ambivalenze, conflitti e frustrazioni.

   Parliamo di ambivalenza in presenza di due pulsioni in contrasto di loro (es. amore ed odio verso uno stesso oggetto): la pulsione più forte avrà il sopravvento su quella più debole. Se, invece, sono di uguale forza, avremo il conflitto che potrà manifestarsi sia a livello conscio che inconscio. Avremo, infine, la frustrazione in presenza di un ostacolo che ci impedisce di soddisfare un nostro bisogno.

(continua)

Luigi Lavorgna

Una scuola ridotta a intrattenimento mattutino

Una scuola ridotta a intrattenimento mattutino, contenitore asettico di vite, distributore di pillole per cervelli senza corpo e futuro, non è un vivaio di vocazioni ma di frustrazioni. «La scuola deve educare al pensiero critico»: lo avrete sentito dire sino alla nausea. Ma se «critico» non significa rendere capaci di trovare l’essenziale, la scuola educa solo al pensiero caotico e manipolabile.

[Alessandro D’Avenia – Crisi di nervi – Corriere della Sera – 14 settembre 2020]

Essere nel tempo

 

  Esiste un tempo ciclico e un tempo escatologico. Il tempo ciclico scandisce le ore e il tempo escatologico acquista senso diventando storia. Pertanto la storia della nostra vita è un tempo carico di senso. Secondo lo psichiatra Vittorino Andreoli* <<c’è un tempo dentro di noi che si modifica a seconda degli stili di vita che decidiamo di adottare… e se vogliamo capire l’uomo, dobbiamo capire come questi vive il tempo>>. Il rischio infatti è quello di situarsi al di fuori del tempo, auto-escludendosi dal mondo.

   Lo stile di vita, ovvero il modo di vivere il tempo, è fondamentale. Oggi viviamo in un’epoca in cui, nel tentativo continuo di afferrare la bellezza, il successo e la nuova tecnologia, si è ammazzato il futuro e si è allungato il tempo dell’adolescenza, rendendolo presente perpetuo. Ma vivere il presente disancorati dalla prospettiva futura è deleterio perché pensare il futuro per l’uomo è fondamentale in quanto ci rende “creatori del tempo: <<l’uomo crea il tempo immaginando il futuro>>.

  Questa discontinuità temporale conduce al rifiuto della capacità di attendere e di desiderare, e l’attesa viene sostituita dall’urgenza del tutto e subito. Nel caso in cui si fallisse l’obiettivo, frustrazione e incapacità di vivere, abbinate all’inevitabile senso di colpa, accorcerebbero la strada che conduce alla depressione in quanto verrebbero vissuti alla stregua di macigni che sembrano essere inamovibili.

 

* Vittorino Andreoli – “Il tempo malato, il tempo che muore”, festa di Scienza e Filosofia, quarta edizione. Foligno, 13 aprile 2014.