“Ed è subito sera”… e fu subito amore!

Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera.

La prima cosa che pensai quando, da studente delle superiori, mi toccò occuparmi della celeberrima poesia di Salvatore Quasimodo “Ed è subito sera” fu: “E che ci vuole! Sarà una passeggiata”. Questo pensiero era sorto spontaneo nel momento in cui, visto la brevità del componimento poetico, avevo preventivato che avrei impiegato solo qualche minuto per fare il commento. La sensazione, infatti, era quella di trovarmi di fronte ad un nanerottolo che non poteva impensierirmi di certo.

Beata gioventù… quanta incoscienza!

Avevo appena finito di leggere che quel nanerottolo si era trasformato in un gigante… e fu subito amore!

Quanta bellezza in questi pochi versi che riassumono in un battito di ciglia un’intera vita! Le emozioni presero il sopravvento e il coinvolgimento emotivo fu inevitabile.

Se la memoria non mi inganna fu l’unica volta che, nel commentare una poesia, esagerai nel vero senso della parola, soprattutto con gli aggettivi. Infine, sottolineai particolarmente il fatto

Il mio prof dopo aver visionato il mio elaborato commentò: <<Fiumi di aggettivi, stipsi di contenuti.>> Alle mie rimostranze ribatté con queste più o meno testuali parole, peraltro pronunciate in tono ironico: <<Evidentemente ti sei lasciato prendere la mano dalle emozioni. Hai fatto semplicemente un elogio che sembra un’epigrafe fuori luogo. Hai pensato solo a te stesso e hai snobbato la comprensione del testo e del suo significato letterale. Sostanzialmente, ti sei preoccupato solo di soddisfare il tuo narcisismo latente. Tirando in ballo solo le tue emozioni, hai utilizzato una sola figura retorica: l’iperbole. Non un cenno sulla biografia del poeta, sul contesto storico, sulla struttura, la metrica, una correlazione con gli altri poeti di quel periodo.>>

Ero stato talmente colto di sorpresa da questo attacco inaspettato che non riuscivo a ribattere. Ma lui, imperterrito continuò ad infierire: <<Te ne sei infischiato della struttura sintattica, o di utilizzare dei sinonimi per spiegare il senso della poesia con parole diverse, magari più comprensibili. Ti sei guardato bene nel menzionare il fatto che si tratta di versi liberi e che questa poesia è una delle più rappresentative dell’ermetismo, o di evidenziare che in realtà questi versi erano parte integrante di un componimento più corposo dal titolo “Solitudini” che era inserita nella prima raccolta di poesie date alle stampe nel 1930, ecc., ecc.>>

Bene, dal momento che la vita mi ha insegnato che non è mai troppo tardi per riconoscere i propri errori e porvi rimedio, è arrivato il momento di fare ammenda.

Tralasciando la parte della struttura sintattica, dello stile e dei tecnicismi in genere della poesia – citando le parole del Prof, credo che siano già stati già evidenziati gli elementi essenziali – passo direttamente alla parafrasi.

In via prioritaria vorrei sottolineare che i versi del Quasimodo rappresentano una terribile e inappellabile sentenza di condanna per l’essere umano che, nonostante tutti i suoi sforzi, l’evoluzione della tecnologia, le conquiste scientifiche, il progresso in tutti i campi dello scibile umano, nasce solo e muore solo; e nel breve lasso di tempo della propria vita, la solitudine, il senso di precarietà e di impotenza di fronte alle calamità naturali e non, l’errare alla ricerca di un’isola che non c’è, l’insoddisfazione perenne, lo sforzo di dare un senso che giustifichi la propria vita, l’amara constatazione che la vita è troppo breve considerato quello che si vorrebbe realizzare sono inseparabili compagni di viaggio.

Il fatto che questa poesia sia considerata una roccaforte dell’ermetismo potrebbe, a mio modesto parere, fuorviare il lettore confondendogli le idee, nel senso che se ci si focalizza su ogni singolo verso, il senso del discorso si può condensare in cinque “step”: ognuno, solo, sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole, ed è subito sera; analizzandoli singolarmente, il tutto diventa di una chiarezza cristallina.

Ognuno

Tutta l’umanità.

Sta solo

L’essere umano, nonostante sia dotato di parola, sia erudito, abbia bisogno di condividere la sua fragilità con i suoi simili, non riesce a comunicare efficacemente o ad esternare alcun sentimento o pensiero senza riserve. Chiuso nella sua “zona comfort” ha paura di aprirsi agli altri e si isola dal mondo. Quasimodo è stato un buon profeta: l’avvento di Internet e la diffusione capillare della Rete, ha cambiato le regole del gioco, modificato stili di vita e modalità di relazionarci con gli altri, propiziando il proliferare di relazioni sociali virtuali che, invece di avvicinare, allontanano.

Sul cuor della terra

L’atteggiamento di chiusura favorisce la convinzione di essere il centro del mondo e che tutto ruoti intorno a sé.

Trafitto da un raggio di sole

Solo e rinchiuso in se stesso l’uomo si nutre di illusioni (un raggio di sole che apre il cuore alla speranza) che ci fanno intravedere la felicità a portata di mano. Ma quando dopo tanti sogni, progetti, tentennamenti e ripensamenti, finalmente tendiamo la mano per afferrare la felicità: è subito sera

Ed è subito sera

Dopo l’illusione, la disillusione: l’amara constatazione che la vita è breve in considerazione in confronto a quello che avremmo voluto realizzare. E inevitabilmente il mio pensiero a corre a Leopardi: <<O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor? Perché di tanto inganni i figli tuoi?>>

Quando meno ce lo aspettiamo il filo che regge la spada di Damocle si spezza e la morte arriva senza che ci possa neanche rendere conto di essere giunti al capolinea, ovvero la crudele consapevolezza della caducità, fragilità e precarietà della vita. Ecco, in tre versi Salvatore Quasimodo riassume il senso della vita.

La consapevolezza che nonostante la “folle corsa” dell’uomo per raggiungere il successo il traguardo è unico per tutti: la fine della corsa. E qui fa capolino il ricordo di un’altra splendida poesia “’A livella” del principe Antonio De Curtis, meglio conosciuto come Totò, di professione attore cinematografico, che mette in evidenza come in vita badiamo alle apparenze, manteniamo le distanze, ci crediamo superiori agli altri, ma poi implacabile arriva la morte che ci rende tutti uguali… non ci sono sconti che tengano. La morte è una livella che pareggia tutti i conti:

Ma chi te cride d’essere…nu ddio?

Ccà dinto,’o vvuo capi,ca simmo eguale?…

…Muorto si’tu e muorto so’ pur’io;

ognuno comme a ‘na’ato é tale e quale”.

[Ma chi ti credi di essere… un Dio?

Qua dentro, lo vuoi capire, qua siamo uguali?

… Morto sei tu e morto sono pure io;

ognuno come è nato è tale e quale.]

A prescindere da ogni umana debolezza, la triste e inoppugnabile verità è che, ammonisce sempre Totò: <<nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”>>

Luigi Lavorgna

In ogni cosa

In ogni cosa ho voglia di arrivare

Sino alla sostanza.

Nel lavoro, cercando la mia strada,

nel tumulto del cuore.

Sino all’essenza dei giorni passati,

sino alla loro ragione,

sino ai motivi, sino alle radici,

sino al midollo.

Eternamente aggrappandomi al filo

Dei destini, degli avvenimenti,

sentire, amare, vivere, pensare

effettuare scoperte.

Boris Pasternak

Non innamorarti

Non innamorarti di una donna che legge,

di una donna che sente troppo,

di una donna che scrive.

Non innamorarti di una donna colta,

maga, delirante, pazza.

Non innamorarti di una donna che pensa,

che sa di sapere e che inoltre è capace di volare,

di una donna che ha fede in se stessa.

Non innamorarti di una donna che ride

o piange mentre fa l’amore,

che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più,

di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose),

o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro

o che non sa vivere senza la musica.

Non innamorarti di una donna intensa, ludica,

lucida, ribelle, irriverente.

Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.

Perché quando ti innamori di una donna del genere,

che rimanga con te oppure no, che ti ami o no,

da una donna così, non si torna indietro.

Mai.

[Martha Rivera Garrido]

 

I tuoi baci

I tuoi baci sono

come le ciliegie,

uno tira l’altro;

i tuoi baci sono

come la fiamma

che brilla nel camino

e riscalda il mio cuore;

i tuoi baci sono

odorose essenze

che mi tolgono il respiro;

i tuoi baci sono come

l’ambrosia,

mi rendono immortale;

i tuoi baci sono

balsamo per le mie ferite;

i tuoi baci sono…

 

Luigi Lavorgna

Per una volta

Per una volta

sii uomo

un uomo vero

aprile il cuore

non amarla in silenzio.

Per una volta

vinci la tua timidezza

le tue paure

i tuoi dubbi.

Per una volta

credi in te stesso

lotta per conquistarla.

Per una volta

Dille che vorresti

inventare i giorni con lei

respirare all’unisono con il suo respiro,

recuperare

le giornate

le ore

i minuti

buttati via lontano da lei.

Per una volta

permetti alla crisalide

di diventare splendida farfalla.

 

Luigi Lavorgna

La poesia

<<La poesia non è decorazione, abbellimento, magia lanciata sul mondo, non è incantesimo che nasconde il limite. Ma non è neanche disincanto, perché non si può far poesia se non c’è eros per le cose fragili, senza speranza non si scriverebbe nemmeno una riga. La poesia è canto dell’infinito incastonato nel limite, innesto dell’invisibile nel visibile.

[Alessandro D’Avenia – L’arte di essere fragili]

La poesia

<<La poesia è canto dell’infinito incastonato nel limite, innesto dell’invisibile nel visibile.>>

Meravigliosa questa definizione di poesia  estrapolata dal  libro di Alessandro D’Avenia, “L’arte di essere fragili – Come Leopardi può salvarti la vita.

Pippe mentali vs coronavirus

In questi giorni che ricorderemo come “quelli del coronavirus”, ho la conferma di quanto la mente umana può pensare, immaginare, creare, architettare, pianificare…

Su Facebook, ad esempio, si trova di tutto… di più. A seguire un estratto.

Invece di scrivere #andràtuttobene impegnatevi a rispettare le regole, altrimenti #andràtuttoneneuncazzo!

 

Magari potessi tossirti il mio amore addosso e contagiarti.

 

Allerta virus: evitate posti al chiuso.

Allerta meteo: evitate posti all’aperto.

Se poi sapé ndo cazzo dovemo sta???

 

Non ho trovato l’amuchina, ho preso la falanghina. Continua a leggere “Pippe mentali vs coronavirus”

Effetto coronavirus (1.)

La zona di sicurezza per frenare i contagi

IL VIRUS AVANZA, LITE SUI DIVIETI

Protesta delle Regioni. Nelle carceri è rivolta: tre morti. Oltre 7 mila casi, l’Italia è seconda al mondo titola in prima pagina il Corriere della Sera. La «zona di sicurezza» istituita al Nord per contenere la diffusione del coronavirus ha provocato la protesta delle Regioni. E la fuga verso il Sud. Ma l’Italia ieri con 7 mila casi è salita al secondo posto al mondo per contagiati dopo la Cina. Rivolta in diverse carceri. A Modena tre morti, agenti sequestrati a Pavia.

La foto con Piazza Duomo di Milano completamente vuota, con sullo sfondo il duomo stesso, Continua a leggere “Effetto coronavirus (1.)”