“Chi non ha sofferto non sa condividere le sofferenze altrui”

   <<Le persone che non soffrono mai non possono crescere né sapere chi sono>> ha detto, citando lo scrittore americano James Baldwin, il nostro Gigi Buffon portierone quarantunenne in forza al Paris San Germain, all’indomani della conquista del decimo scudetto personale. Gigi Buffon è una leggenda del calcio e credo che possa essere considerato una fonte attendibilissima, un esempio di professionalità e serietà.

   Il termine sofferenza, una volta sinonimo di pazienza e sopportazione, rimanda ad un contesto di dolore, sia fisico che emotivo, che provoca tormenti e patimenti. Generalmente ci si preoccupa solo del dolore fisico, eppure il dolore emotivo spesso è più resistente e intenso di quello fisico.

   Per combattere il dolore fisico si ricorre ai farmaci, per quello emotivo occorre utilizzare tutte le risorse psicologiche di cui si dispone per elaborare le strategie più idonee ad “uscire fuori dal guado”.

   Una volta si veniva educati alla sopportazione, alla tolleranza, alla resilienza, al differimento della gratificazione e la sofferenza era considerata un trampolino di lancio per la crescita.

   Oggi invece, si tende ad evitare il dolore, con il rischio di cadere sotto i colpi inferti dalla vita. Pochi hanno forza e coraggio sufficienti per rialzarsi e riprendere il cammino. Ci sono infatti tantissime persone soprattutto tra i giovani che, in deficit d’identità, non riuscendo a reagire, boicottano essi stessi sia il loro presente che il loro futuro.