8.

   Il linguaggio specializzato paga, rende importanti e aumenta il potere di chi lo usa. Oggi non esiste gruppo, associazione o confraternita che non abbia il suo linguaggio tecnico. Il malvezzo non ha limiti. Negli aeroporti, ad esempio, se si deve annunziare un ritardo nelle partenze, la frase di rito è questa: “A causa del ritardato arrivo dall’aeromobile il volo AZ 642 eccetera eccetera”. Ora io vorrei sapere da quel funzionario che per primo stilò l’annunzio, se lui, a casa sua, quando deve fare un viaggio, è solito usare lo stesso linguaggio con la moglie. “Caterì, domani mattina debbo andare a Milano, prenderò l’aeromobile delle nove e cinquantacinque.” Nossignore: lui con la moglie userà il termine “aereo”, riservando a noi, poveri utenti, la parola “aeromobile”, e questo perché sa che di fronte ad un vocabolo inconsueto come “aeromobile” il viaggiatore comune cade in uno stato di profonda soggezione e non ha più il coraggio di protestare per il ritardo; quasi come se uno gli dicesse: “Ma che ne vuoi capire tu di ritardi, ignorante che non sei altro! Ti rendi conto che non sai nemmeno come è fatto un aeromobile! Statti zitto e ringrazia Dio che ti rivolgiamo pure la parola!”. Altri esempi: quando a Napoli ci fu il colera, la colpa fu data alle cozze; in televisione però le cozze furono chiamate mitili e allora successe che tutti i napoletani, non sapendo che cosa fossero i mìtili, continuarono imperterriti a mangiare le cozze.

   (…)

   Dei politici poi non ne parliamo! Sono la quintessenza del parlare difficile usato ai fini della conservazione del potere. Una volta ne ho sentito uno dire in televisione che “Indubbiamente in Italia abbiamo un problema della moneta divisionale parzialmente risolto da un’emissione cartacea sostitutiva”. Voleva dire che non si trovano più spiccioli e che ci si arrangiava con i miniassegni. Ebbene, credimi, io lo avrei denudato in diretta e lo avrei frustato finché non avesse pronunziato correttamente la frase in questione!

[Luciano De Crescenzo, Storia della filosofia greca – I presocratici, Mondadori, 1983]

“Perché nonno cammina scemo?”

   Di recente mi hanno raccontato che un bambino di circa quattro anni, nel vedere il nonno camminare con andatura claudicante a causa di seri problemi fisici, domanda alla nonna: <<Perché nonno cammina scemo?>>

   Beata innocenza, ho pensato… subito dopo mi sono chiesto: <<Ma i bambini, nascono buoni o cattivi?>> e nel caso della seconda ipotesi, il bambino di cui sopra deve essere considerato un’eccezione oppure no? Su questo dubbio si sono arrovellati per secoli i filosofi. Thomas Hobbes, ad esempio, descrive l’umanità come “cattiva” e “brutale”, ed è solo perché deve rispettare le regole sociali che riesce dominare i propri istinti; Jean-Jacques Rousseau, invece, sostiene che l’uomo sarebbe mansueto e puro se non ci fosse la corruzione dell’avarizia e l’ingiustizia causate dalle disparità presenti nel sistema sociale.

   La psicoterapeuta Maria Tinto, autrice del libro “I bambini non nascono cattivi” pubblicato 2 anni fa, sostiene che lo diventano solo quando vengono “formati” a fare i “cattivi”. Per motivare la sua tesi, fa riferimento ai modelli che vengono proposti ai giovani che sono quelli della prepotenza, sia fisica che verbale. In effetti, basta mettersi davanti alla tv per essere subito sopraffatti da programmi dove l’etica e l’educazione sono bandite. E che dire della possibilità data dai social di mettere in rete ogni sorta di banalità, di oscenità e di violenza, al fine di ricevere consensi e convincersi di esistere per se stessi e per gli altri.

Il pelo perde il lupo ma non il vizio

   “È appena finito il congresso della nostra Federazione della stampa, che sarebbe poi il sindacato, e leggo che adesso lancia un “grido di allarme sulla professione”.  Dal resoconto ne esce un ritrattino degli uomini che fanno il mio mestiere deprimente: umiliati dall’editore, e dal direttore, che non vuole notizie o inchieste, ma pettegolezzi, ovviamente disprezzati dai potenti, che li vorrebbero al loro servizio, Continua a leggere “Il pelo perde il lupo ma non il vizio”