La vocazione di ogni Scuola

<<La vocazione di ogni Scuola è quella di rompere i muri, contrastare la segregazione, vincere l’analfabetismo in tutte le sue molteplici forme, aprire le menti, favorire una cultura dell’inclusione, fare esistere il trauma benefico della vita collettiva […] Si tratta innanzitutto di coltivare nuovamente la fiducia nella relazione tra insegnanti e allievi. Non ha alcun senso bombardare di verifiche i nostri figli quando questo anno scolastico, come quello precedente, è stato ed è ancora appeso ad un filo, quando chiusura e riapertura si sono alternate seguendo necessariamente il ritmo imprevedibile e destabilizzante dell’epidemia. […] Quello che stanno vivendo non è un tempo perso, ma un tempo che potrebbe essere dedicato a ritessere i legami che costituiscono la vita comunitaria della Scuola; fare crescere lavori di gruppo, condivisione, sperimentazione, circolazione della parola, insomma un modo di praticare la didattica che tenga conto della situazione traumatica in cui siamo ancora immersi. Ma per fare questo si tratta di emanciparsi dal culto della produttività che ha schiacciato negli ultimi decenni la nostra Scuola sul paradigma efficientista dell’impresa. È l’occasione per ridimensionare profondamente questo paradigma che resta estraneo al fondamento umanistico della nostra Scuola.>>

[Massimo Recalcati, Tra i banchi meno programmi più umanità, La Repubblica, 19 aprile 2021]

Una scuola ridotta a intrattenimento mattutino

Una scuola ridotta a intrattenimento mattutino, contenitore asettico di vite, distributore di pillole per cervelli senza corpo e futuro, non è un vivaio di vocazioni ma di frustrazioni. «La scuola deve educare al pensiero critico»: lo avrete sentito dire sino alla nausea. Ma se «critico» non significa rendere capaci di trovare l’essenziale, la scuola educa solo al pensiero caotico e manipolabile.

[Alessandro D’Avenia – Crisi di nervi – Corriere della Sera – 14 settembre 2020]