Attaccamento Sicuro: base per le future relazioni

A piedi nudi nella Psiche

psy materno attaccamento sicuro

Bowlby teorizza l’attaccamento come predisposizione biologica del piccolo verso la persona che gli assicura la sopravvivenza, prendendosi cura di lui. L’attaccamento è un sistema comportamentale innato di primaria importanza nello sviluppo del bambino, finalizzato a permettere di instaurare una specifica relazione con la madre. Il comportamento di attaccamento si attiva in situazioni di pericolo o bisogno ed è volto ad aumentare la vicinanza della madre che assicura protezione e cura.  Sono il bisogno di contatto e di conforto a muovere il piccolo verso una figura di attaccamento.

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Avrei potuto dare di più

Ho amato e sono stato amato, ho sorriso e ho versato lacrime amare, brucianti. Ho lottato per quello in cui credevo… a volte ho vinto, il più delle volte ho perso. Ho preso ed ho dato. Ho visto cose che avrei preferito non vedere e cose che mi hanno riconciliato con il genere umano.

Spesso sono stato un codardo ed altre volte sono stato fiero di me stesso. Ho fatto cose egregie e altre di cui mi vergogno.

Caduto, mi sono rialzato… non so più quante volte.

Sono stato e sono tuttora un incallito sognatore… senza sogni la vita è come una dispensa vuota, una rappresentazione senz’anima.

Certo, avrei potuto dare di più, ma poteva anche andare peggio.

Prova a pensare in modo leggermente diverso

“Prova a pensare in modo leggermente diverso dalla gente e tutti cominceranno a sospettare di te: c’è qualcosa che non va, sei pazzo. Se fai parte della massa, sei considerato sano di mente. Può darsi che la massa sia in preda alla follia, ma il punto non è quello. Tu devi semplicemente far parte della massa e comportarti come si comportano tutti gli altri. Non sono ammesse eccezioni. Non c’è spazio per l’individualità. Gli individui vengono rinchiusi in manicomio. La gente ha definito pazzo Gautama il Buddha, ha dato del pazzo a Gesù Cristo, ha dato del pazzo a Socrate. Le masse considerano pazzo chiunque non sia parte della follia collettiva, chiunque vada oltre questa follia. Ma quella pazzia è l’unico modo di purificarsi.

L’uomo non è un essere ma un processo, non un essere ma un divenire. Il cane nasce e muore cane. La situazione non è necessariamente la stessa per quanto riguarda l’uomo. L’uomo può nascere uomo e morire come Gautama il Buddha. Nessun altro essere, eccetto l’uomo, si evolve tra la nascita e la morte. Ma per raggiungere questo stato devi essere il fulmine che brucia tutto ciò che è marcio in te; devi essere abbastanza pazzo da andare oltre tutte le ipocrisie, tutti i manierismi, tutte le maschere che l’uomo ha creato per rimanere dov’è, per non crescere.

La massa, la gente, condannerà tutti i ribelli, tutti gli spiriti ribelli, dirà che sono dei distruttori. Ma per creare bisogna distruggere. Se non si distrugge ciò che è brutto e spregevole, non si può creare la bellezza. Se non si distruggono le menzogne, non si può far posto alla verità. Ma è molto difficile non odiare questo tipo di persone, che disturbano il vostro sonno, le vostre menzogne, comode, convenienti, le vostre consolazioni. È naturale che la gente odi l’uomo di verità: egli è un disturbatore… con le tue menzogne ti senti al sicuro, e all’improvviso arriva lui ad istigare il dubbio in te, a disturbare la tua fede. La verità è sempre in contrasto con i dogmi delle masse. La verità è individuale, e le masse non hanno alcun interesse per la verità. Alle masse importano le consolazioni, le comodità.

Le masse non consistono di esploratori, di avventurieri, di individui che si inoltrano nell’ignoto, senza paura, e rischiano la vita per scoprire il significato della loro vita e dell’esistenza intera. Le masse vogliono semplicemente sentir raccontare bugie dolci, comode e convenienti. Senza fare alcuno sforzo, possono rilassarsi in quelle menzogne che servono solo come consolazioni. La folla odia chi vuole essere un individuo, chi vuole seguire un suo cammino particolare, uno stile di vita. Le masse vogliono che tu sia semplicemente “uno di loro”. La tua separazione li rende consapevoli della loro inferiorità. Vogliono che tu sia mite, remissivo, sottomesso. Se in qualche modo le oltrepassi, le superi, non sarai mai perdonato.”

(Osho)

Io me la ricordo la felicità

“Io me la ricordo la felicità, era fatta di operai che andavano al mare nei giorni di agosto. Le macchine senza aria condizionata, con i portapacchi pieni di valigie e le autostrade senza bollini neri. Erano gli anni dove i pensionati potevamo permettersi la giusta ricompensa dopo una vita di sacrifici, erano gli anni delle spiagge con i tavolini e le paste al forno, e quei contenitori frigo, più forniti dei supermercati. La felicità, con quelle sedie pieghevoli e quei caffè nei termos a fine pranzo, le foto con i rullini, i discorsi tutti insieme a fine pranzo, i bambini che facevano i bambini. Le città deserte, per il pane dovevi andare alla stazione centrale perché tutti sapevano che lì c’era un supermercato sempre aperto. Aveva un altro sapore la felicità! Le discoteche in spiaggia, fatte di legno con le lampadine colorate, le ragazze sedute che aspettavano l’invito per ballare quei lenti e conoscersi meglio, eravamo più estranei e molto più intimi senza sapere ancora il nome. Noi, con una chitarra e un fuoco in spiaggia, avevamo il paradiso, noi in cerchio e una bottiglia che girava trovavamo un bacio, e porca puttana ti capitava sempre quella che non ti piaceva.

Noi, figli dei francobolli e delle cartoline “tanti saluti dal mare” che le spedivamo sempre l’ultimo giorno, forse per questo avevano il sapore amaro quei francobolli quando li leccavi, perché le vacanze finivano, ma si tornava a casa felici, senza bollette arretrate nei cassetti, con le cartoline che arrivavano in autunno, con la serenità nella testa e la speranza sempre a portata di mano.

Invece oggi il 15 agosto i centri commerciali sono sempre aperti, le città sempre più popolate, i pensionati li vedi lì, sotto qualche albero per un po’ di fresco. Ci facciamo sempre più foto senza il bisogno di andarle a sviluppare, e qui, ci hanno fregato l’attesa. Andiamo in spiagge organizzate e devi rispettare i limiti, e qui, ci hanno fregato gli spazi. Abbiamo voluto di più ma abbiamo ottenuto di meno. Abbiamo ottenuto un smartphone per parlare con il mondo, e qui, ci hanno fregato la voglia di stare insieme. Io me la ricordo la felicità, rimaneva a te, sulla pelle, e non aveva nessuna password.

Dal web

Il desiderio

Il desiderio è il principio di animazione della vita e i bambini ne sono, almeno per poco, portatori autentici, perché non hanno ancora fatto in tempo a inseguire miraggi di felicità proposti o imposti dalla cultura o dalle aspettative altrui: oggi il consumo e l’autoaffermazione contro tutto e tutti.

[Alessandro D’Avenia, 71. La Zona rossa, Corriere della Sera, 15/03/2021]

Aosta, una città romana

Fravikings

Una delle curiosità che più mi ha colpito del capoluogo valdostano è sicuramente la sua storia – oltre che la sua bellezza. Pochi sanno, infatti, che Aosta è una città fondata dai romani, come si può dedurre visitando alcune piazze fra cui quella intitolata a Severino Caveri oppure visitando l’area funeraria fuori porta decumana o ancora, come si può evincere dalle varie porte collocate proprio al confine del centro storico, tipiche dell’arte romana tra cui spicca sicuramente Porta Preatoria, le cinte murarie che, anticamente, venivano utilizzate a protezione della città e, infine, l’importantissimo Arco di Augusto che regala il nome alla piazza presso cui è collocato. Questo monumento storico affonda le sue origini ancor prima della nascita di Cristo, esattamente nel 25 A.C e fu un’opera voluta dal grande generale Aulo Terrenzio Varone per celebrare la vittoria del suo esercito contro i Salassi, popolazione celtica che occupava il territorio che…

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“A libro aperto”

“In ogni lettura abbiamo dunque due memorie, due fantasmi, due storie che si intersecano: quella del lettore e quella dello scrittore. Più precisamente, ogni lettore mentre legge il libro viene letto dal libro, diventa un libro per il libro. Nell’incontro con un libro che diviene indimenticabile, la prima lingua del soggetto (la sua lingua) è toccata, riavviata, sollecitata a riemergere. Noi, in fondo, non siamo che questo: frammenti di memoria, immagini, affetti, tracce accavallate, stratificate del nostro passato, presenza sempre attraversata da assenze: le bocche di leone arrampicate sui muri di pietra bagnati dalla pioggia d’estate, le nebbie spesse che impediscono di vedere l’altro lato della strada, il profumo della polenta d’inverno, le parole in friulano di mia madre che conversava con i nostri parenti, Il mistero della sua bellezza, la ghiaia del piccolo giardino della casa di campagna, le pesche bianche nelle casse di legno, il profumo delle sue piccole mani nelle mie, il dialetto milanese dei miei avi, l’incenso nella chiesa del mio paese, la mano di Gesù sulla mia testa.

Ciascuno legge il libro con la propria la lingua. Ciascuno trova nel libro pezzi di se stesso che aveva dimenticato o che ancora non conosceva. In questo senso nella seconda parte di questo libro il lettore ritroverà le tracce essenziali della mia biografia umana e intellettuale attraverso la rilettura di nove libri dai quali mi sono sentito davvero letto sin nelle viscere. Una vita in fondo è fatta dai libri che l’hanno letta; raccontare i libri che abbiamo amato significa raccontare la nostra vita. Perché una vita è i suoi libri”.

Massimo Recalcati, “A libro aperto. La vita è i suoi libri”, Milano, Feltrinelli, 2018,

Elaborazione del Lutto

A piedi nudi nella Psiche

psicologia rho fasi elaborazione del lutto

Col termine lutto si intende l’insieme delle reazioni psicologiche e comportamentali che si sperimentano a causa della perdita di una persona significativa, ed è una delle esperienze più dolorose da affrontare nella vita. Oltre all’assenza fisica della persona scomparsa, va via una parte dell’immagine di sè in quella relazione; questa esperienza di rottura del senso di continuità del sè è molto destabilizzante per chi subisce la perdita. Il lutto è un percorso che può mettere seriamente alla prova chi lo sperimenta, il processo di elaborazione è fortemente soggettivo, e può durare per tempi molto variabili in base a fattori personali e situazionali.
Secondo il modello di Bowlby l’elaborazione del lutto si articola in quattro fasi che non sono nette, ma sfumate tra loro e nell’esperienza soggettiva si intrecciano e si sovrappongono in modi non lineari.

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