<<Insegno da quando ho 28 anni, oggi ne ho quasi 40. Insegno alle medie e credo di essere una brava insegnante, ma non perché mi senta una missionaria o una mamma dei miei alunni, non perché professionista delle competenze, ma perché fondamentalmente l’unica cosa che ho imparato a fare nella mia vita e che mi piace fare nella mia vita è studiare e provare ad imparare. Mi piace leggere, mi piace condividere quello che leggo, mi piace ascoltare, mi piace spiegare. E tutto ciò che so e che amo, so farlo solo in classe. Da oggi per me comincia di nuovo una didattica a distanza totale e totalizzante perché, nonostante Conte abbia ribadito che la scuola resta una priorità, nella mia regione tutti, indistintamente, anche la scuola della campagna del beneventano o dell’avellinese dove ci sono pochissimi casi o niente, restano a casa. Stamattina io mi collegherò per circa cinque ore, mia figlia di 10 anni, quinta elementare, per altre cinque, mio marito, insegnante di strumento musicale in un liceo musicale, per altre cinque. Iperconnessi. Finite le lezioni inizierà l’iperconnessione da whatsapp: i compiti, e poi i vari ‘non ho capito’, e poi il collegio online, e poi i messaggi dei dipartimenti, e poi la comunicazione n 400 (a Ottobre) che ho perso nei rivoli della rete, e poi monitora di qua e monitora di là, ma quello non si è connesso, quell’altro ha provato ma non ci è riuscito, fai la griglia, usa questa modalità di google, no quella del registro. Poi prepara le lezioni con slide su slide perché in video devi per forza aiutarti in questo modo altrimenti gli allievi li perdi totalmente. In classe la mia voce c’è, è chiara, la sento io e la sentono i miei allievi, e poi c’è la lavagna e il mio gessetto, dove io scrivo e appunto e cerco di chiarire ciò che dico e loro prendono appunti, imparano. Ecco, è finita di nuovo la vita vera e ricomincia di nuovo la vita trotterellante nel web. Staremo giornate intere attaccati ognuno al proprio pc e cellulare, di nuovo e chissà per quanto tempo! Finito il tempo della sveglia presto, fai colazione, sveglia la bambina e accompagnala a scuola e poi vai a scuola. Sentire l’aria, vedere il cielo, entrare in aula e guardare loro, fare un occhiolino e dire: ‘ciao ragazzi, come state? Ditemi un po’, oggi che facciamo?’ Finito. L’iperconnessione mi uccide. Uccide me e uccide mia figlia, aliena mio marito che da un computer dovrebbe insegnare a ogni suo singolo alunno a suonare il flauto, uccide i miei alunni. Siamo sicuri che il diritto alla salute si garantito chiudendo le scuole?? e siamo sicuri che per paura della morte non stiamo uccidendo generazioni intere di persone?>>

[dal Web, Prof Cinzia Servillo]

Un altro post che merita tutta la nostra attenzione perché tratta di un argomento attualissimo quale è quello dell’insegnamento al tempo del coronavirus. Essendo un docente in pensione comprendo appieno le ragioni della prof Servillo, purtroppo questo è uno di quei casi che, qualunque sia il punto di osservazione, fa male.

2 pensieri riguardo “L’altra faccia della medaglia

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